Haiti – “Un grido d’allarme” dei gesuiti ad Haiti
La Compagnia di Gesù di Haiti ha rilasciato una dichiarazione per rispondere alla crisi del paese, esacerbata negli ultimi mesi dall'assassinio del presidente Moïse, dal terremoto di agosto, dalla crescente insicurezza dovuta alla proliferazione di bande criminali e rapimenti, dal malgoverno esistente e da un'economia di stampo mafioso. Condividiamo il comunicato.
LA COMPAGNIA DI GESÙ (I GESUITI)
PROVINCIA DEL CANADA
TERRITORIO DI HAITI
"Un grido di allarme”
1. Da più di tre (3) anni, i Gesuiti di Haiti non cessano di lanciare l'allarme e di richiamare l'attenzione della comunità internazionale sul peggioramento vertiginoso della situazione nel paese, per denunciare gli eccessi di totalitarismo del defunto presidente Jovenel Moïse, il controllo del paese da parte della mafia economica, la mancanza di rispetto per la vita e per i diritti fondamentali della persona umana, e la miseria continua in cui si trova la grande maggioranza della popolazione haitiana.
2. Ancora oggi, meno di quattro mesi dopo l'atroce assassinio del presidente, un clima di terrore affligge il paese. Intorno a Port-au-Prince, il cappio si sta stringendo. Gli abitanti di Port-au-Prince sono disperati e più che mai temono per la loro vita. In questi tre giorni, i sindacalisti hanno indetto una mobilitazione di sciopero per dire no all'ignominia. A quanto sembra, tutti i settori si stanno unendo a questa iniziativa per costringere le "autorità" a fare qualcosa.
3. Si rapiscono sacerdoti, pastori, uomini d'affari, insegnanti, cittadini di tutti i ceti e strati sociali, ma soprattutto della classe media, che sono rapiti e tenuti prigionieri in ogni momento.Sono ancora nelle mani dei rapitori un gruppo di 17 americani e un canadese che chiedono un riscatto di 17 milioni di dollari. Le vittime di rapimenti sono spesso aggredite fisicamente e sessualmente. Molti vengono giustiziati, anche dopo il pagamento del riscatto. Il ceto medio non ha più risorse ed è totalmente indebitato.
4. In aggiunta alla crisi politica e di sicurezza, c'è una nuova crisi: la mancanza di carburante. Gli impianti sono stati il controllo dei banditi per più di due mesi. Questi banditi, che governano la capitale senza pietà ed esercitano il diritto di vita e di morte sulla popolazione, impediscono ai camionisti di fare rifornimento alle stazioni di servizio. A causa di questo problema, il Centro Nazionale di Ambulanza (CAN) e molti ospedali hanno già annunciato che dovranno fermare le loro attività, il che fa presagire una crisi umanitaria senza precedenti nel paese, in mezzo alla quale alcuni beni di prima necessità stanno già finendo.
5. I giovani e i professionisti che se lo possono permettere stanno lasciando il paese a centinaia. Alcune scuole e università, soprattutto nella capitale, si stanno letteralmente svuotando. Molti giovani sono tornati nelle città di provincia. Per via dell'insicurezza e della crisi del carburante, gli abitanti di Port-au-Prince preferiscono rimanere a casa, aspettando stremati l'alba di un nuovo giorno.
6. Davanti a questo stato di cose, chiediamo a tutte le forze attive (le Chiese, l'Università, la Gioventù, la Stampa, ecc.) della nazione un risveglio nazionale per dire no a questo abbandono. Chiediamo ai politici haitiani di fare un passo indietro, in modo da dare una possibilità al paese. Rivolgiamo un appello immediato agli haitiani residenti nella diaspora, alla comunità internazionale, agli Stati cosiddetti amici, in particolare gli Stati Uniti d'America, la Francia e il Canada, affinché mettano da parte i loro piccoli interessi e si rendano conto della vera dimensione del dramma haitiano di cui sono parte integrante. È necessario intervenire in soccorso di questo popolo martire e aiutare a fermare i banditi e gli oligarchi e chiedere che il governo in carica si assuma le proprie responsabilità cessando ogni collusione con le bande armate!
7. La situazione è grave, ma abbiamo fiducia che Dio saprà presto ricompensare la nostra resistenza e la nostra lotta, trasformando la nostra disgrazia in una festa, trasformando i nostri dolori e le nostre lacrime in una danza.
P. Jean Denis SAINT-FÉLIX, S.J.
Superiore dei gesuiti in Haiti
27 ottobre 2021





