I nuovi orizzonti della giustizia
Provengo da Mumbai e sono entrato nella Compagnia di Gesù dopo aver lavorato in India, e successivamente in Oman.
La mia comprensione della Giustizia era confinata
all’interazione tra il “testo” e il mio piuttosto limitato “contesto”, e
viceversa. Questa comprensione è cresciuta quando ho avuto modo di conoscere le
condizioni di vita dei poveri e di coloro resi poveri (gli impoveriti),
ai quali veniva negata la minima dignità umana.
Sono stato ispirato da coloro che hanno fatto sentire la propria voce contro l’ingiustizia, “che hanno detto la verità al potere”, e che sono stati disposti a pagarne il prezzo, e nello stesso momento ho iniziato a riflettere seriamente sulle cause e sulle conseguenze dell’ingiustizia. I discepoli di Gesù, come ci dice il testo biblico, dovevano essere astuti come serpenti e miti come colombe.
Le conseguenze derivanti dall’aver fatto sentire la propria voce sono diventate crudemente evidenti con il brutale assassino dei sei gesuiti, di una loro collaboratrice domestica e di sua figlia. I gesuiti assassinati erano professori universitari della UCA (l’Università centroamericana di San Salvador) con un elevato grado di istruzione, che, secondo Noam Chomsky, “hanno scoperto le bugie e detto la verità”. Erano intellettuali, che sapevano cosa stava succedendo, e che volevano che i loro studenti e il mondo intorno conoscesse la Verità. Il fatto che diversi gesuiti abbiano risposto all’invito del loro Generale, che chiedeva loro di occupare i posti lasciati vacanti dai gesuiti martirizzati, racconta un’altra storia, non estranea al trionfo della Croce. Il testo ispiratore – Un Sogno per un’Università Americana – scritto da Jon Sobrino, SJ, scampato alla morte perché si trovava fuori per un incarico accademico, parla del contesto di El Salvador.
Il Dio dei poveri si rivela non solo nelle biblioteche delle Università, ma in modo più vivido nelle havelis* e nelle favelas, nei Jhuggi jhopris e sui marciapiedi; nei movimenti di resistenza e nelle marce di protesta. Quando ho sfilato con gli Adivasis nella lunga marcia guidata dal Narmada Bachao Andolan**, protestando contro la loro espulsione forzata e la distruzione del loro fiume, ho imparato moIte lezioni – da saper reagire con prontezza, a ripensare la nozione stessa di sviluppo. Sono diventato più consapevole delle questioni della giustizia ambientale e del debito ecologico. Mi ha insegnato a fare rete e a collaborare a favore della Giustizia con gruppi e organizzazioni dei quali non avevo mai sentito parlare. Da un non cattolico, un marxista per essere precisi, ho imparato che l’Eucarestia è stata in effetti rappresentata nella lunga marcia per la Giustizia iniziata nella Narmada Valley, più o meno nel periodo natalizio del 1990.
Da coloro che sono stati spossessati ho imparato che lo stato “ci ha reso dei senza speranza, dopo averci reso tutti dei senza tetto” nel nome dello sviluppo. Da una donna tribale ho imparato a sfidare lo “sviluppo” quando ha chiesto: “Se questi progetti sono di pubblico interesse, perché non sono nel nostro interesse?”. Da un commissario compassionevole e giusto delle caste e delle tribù riconosciute, definite rispettivamente “Scheduled Castes” e “Scheduled Tribes”, ho imparato di più sui diritti degli abitanti originari e sul concetto di titolo nativo. Ho imparato che è lo stato, e non i poveri, a essere il vero “usurpatore”. Dai nomadi e dalle c.d. tribù ex-criminali, ho imparato il concetto di ingiustizia storica, e che nonostante l’evoluzione della giurisprudenza in materia di tutela dei diritti, per i poveri il sistema giuridico è un “sistema di ingiustizia criminale”. Da un membro delle tribù criminali, che ha affermato che “la legge è criminale, non noi”, ho imparato che i tribunali sono in effetti tribunali di diritto, non di Giustizia.
Quando lo sfruttamento dei senza voce, la povertà estrema, le crescenti disuguaglianze, l’affermazione di strette identità, i conflitti etnici e religiosi, la propaganda comune e l’odio minacciano di lacerare il tessuto sociale, diventa necessario lavorare collettivamente a favore della Giustizia. E proprio in questi tempi di menzogna universale, sopratutto nella c.d. “società della post-verità”, dire la Verità è un atto rivoluzionario.
“La lotta contro l’ingiustizia
e la ricerca della verità
non possono essere scisse né possono
funzionare una indipendentemente dall’altra”.
Ignacio Ellacuría, S.J.
Superiore della comunità gesuita assassinato presso la sua residenza
all’UCA
* Havelis e Jhuggi Jhopris sono le abitazioni/baracche dei poveri in India.
** Letteralmente significa “Salviamo il (fiume) Narmada” – un movimento ambientalista che si oppone alle grandi dighe che hanno distrutto l’ecologia e cacciato la popolazione dalla sua terra ancestrale.