Irlanda – Working Notes: Le migrazioni nella nostra casa comune
L'ultimo numero di "Working Notes" pubblica una serie di relazioni presentate alla "Summer School 2021 della Society of African Missions (SMA)", che si sono tenute a Dromantine, Newry, Co. Down. Il tema della scuola estiva era "Le migrazioni nella nostra casa comune: Cause, effetti e risposte". La redattrice ospite di Working Notes, Colette Bennett, analista economica e sociale di Social Justice Ireland, sottolinea le dimensioni della crisi:
Secondo il World Economic Forum, nel corso del 2019 guerre, violenze o persecuzioni hanno costretto 11 milioni di persone a fuggire dalle loro case, per lo più da Paesi a basso o medio reddito, quasi il doppio rispetto al 2010 creando una popolazione globale di quasi 80 milioni di sfollati. L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha riferito che più dell'1% dell'umanità, ovvero una persona su 96 nel mondo, risulterà costretta a spostarsi nel 2020, con un numero sempre maggiore di persone impossibilitate a tornare a casa.
In "Forced displacement in a global context", il dottor Dug Cubie della School of Law, University College Cork, ha richiamato l'attenzione sulla "mutata realtà" dello spostamento obbligato. Non è più un fenomeno di breve durata o temporaneo. Il dottor Cubie fornisce una panoramica del fenomeno dello spostamento imposto in un contesto globale, sottolineando alcune delle tendenze in materia di migrazione forzata riportate da organizzazioni quali l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e l'Internal Displacement Monitoring Centre (IDMC).
Il dottor Kevin Hargaden, direttore del Centro dei Gesuiti per la Fede e la Giustizia, propone una riflessione sul significato di "amicizia sociale", così come si trova nell'enciclica Fratelli Tutti di Papa Francesco. "Un esempio particolarmente rilevante da una prospettiva irlandese", suggerisce Hargaden, "è quello di leggere Fratelli Tutti in termini di insider e outsider, di coloro che sono inclusi e di coloro che vengono esclusi".
"Ci vantiamo della nostra tolleranza", aggiunge, "come i nostri nonni si vantavano della loro ortodossia, ma deve essere molto diverso l'autocompiacimento per le migliaia di famiglie che sono senza casa o bloccate nei centri di assistenza sociale".
Tra gli altri articoli, quello di John Barry (professore di politica alla Queen's University di Belfast) che esorta a cambiare radicalmente il nostro modo di concepire la vita, abbandonando "l'obiettivo catastrofico della crescita economica" per passare a "idee di sufficienza" e a un "senso di sufficienza". Inoltre, Martina Madden ha realizzato un saggio fotografico basato sul lavoro svolto dal Cork Migrant Centre; Eugene Quinn, direttore del Jesuit Refugee Service Ireland, sostiene che "le minacce globali alla sicurezza umana richiedono una risposta a livello mondiale".
Fonte: Jesuits in Ireland





