Fratelli Tutti e la difficile situazione degli sfollati
La nuova enciclica di Papa Francesco, Fratelli tutti, parla esplicitamente delle “gioie e (del)le speranze, (del)le tristezze e (del)le angosce” di migranti, rifugiati, e invero di tutte le persone sfollate ed emarginate. Al centro dell’enciclica, è l’invito a una maggiore fraternità e amicizia sociale fra tutti i popoli e tutte le nazioni. Il Santo Padre chiede una “fraterna apertura che permett(a) di riconoscere, apprezzare e amare ogni singola persona, al di là della vicinanza fisica, al di là del luogo del mondo dove è nata o dove abita”.
Invece di un eccessivo
egocentrismo – sia esso individuale, di gruppo o sociale –, un atteggiamento di
amore e di apertura deve prevalere sulle ideologie ristrette del nazionalismo e
dell’individualismo, che si sommano a una “indifferenza di comodo, fredda e
globalizzata”. Tutto ciò, chiaramente, ha evidenti implicazioni sul modo in cui
trattiamo i richiedenti asilo, i rifugiati, gli sfollati e i migranti
vulnerabili. Siamo chiamati ad amare il nostro prossimo, dicono Gesù e Papa
Francesco, ma “quando il prossimo è una persona migrante si aggiungono sfide
complesse”.
Il punto di partenza è riconoscere il “diritto a non emigrare, cioè a
essere in condizione di rimanere nella propria terra”. Tutte le persone hanno
diritto a una vita dignitosa e allo sviluppo integrale nella propria casa e nel
paese natale. Ciò implica la responsabilità del mondo intero ad aiutare i paesi
più poveri a prosperare. Gli investimenti di cui hanno bisogno non sono solo
nello sviluppo economico sostenibile, ma anche, ed essenzialmente, nella lotta
alla povertà, alla fame, alla malattia, al degrado ambientale, e al cambiamento
climatico. Approfondisci…





