Un momento condiviso con persone in crisi
Il mio arrivo in Cile, diretto alla Facoltà di
Teologia, non avrebbe potuto essere più “terremotato”: due ore dopo essere arrivato,
moriva Renato Poblete SJ e passava il testimone dell’apostolato sociale alla
Provincia, riunita per riflettere sulle frontiere apostoliche alle quali, noi gesuiti,
siamo chiamati; poi, il terremoto, che è stato avvertito in maniera molto forte,
e ha causato danni anche a Santiago, ci ha obbligati a sospendere gli Esercizi Spirituali
della provincia alla terza settimana, il sesto giorno. Quindi, tra le perplessità
di chi si sente spaesato, perché il luogo in cui è arrivato non è esattamente come
si sarebbe aspettato, e l’impotenza, dettata dal fatto di voler prestare aiuto,
ma di non sapere esattamente, né cosa fare, né da dove iniziare, ho passato alcuni
giorni a lavorare in casa, per sistemare i computer in vista dell’inizio del
nuovo anno accademico. Finalmente, buone notizie: il Vescovo di Rancagua chiede
aiuto per un parroco della zona di Pumanque.
Rodrigo Poblete SJ, il superiore della mia communità, decide che sia io, insieme a Beto Michelena SJ, a dare una mano a quel sacerdote, che si trova solo, con la chiesa crollata, la macchina rotta, e una grande comunità da assistere; una comunità bisognosa di aiuti di prima necessità e di conforto.
La sera di mercoledì 10 marzo, con un camioncino affittato, abbiamo intrapreso il viaggio. Durante il tragitto che abbiamo percorso, mi ha impressionato l’ordine della segnaletica che ci ha consentito uno spostamento piuttosto normale, nonostante l’avvio delle prime riparazioni e la notte. Arrivati al villaggio, l’oscurità nascondeva l’entità della tragedia. Siamo riusciti a vedere solo molti calcinacci sparsi per la strada e la chiesa crollata. La mattina seguente il paesaggio che abbiamo avuto davanti è stato sconsolante; bastavano le dita di una mano per contare le case antiche del villaggio rimaste in buono stato. Uscendo verso Nilahue Cornejo, Nilahue Barahona, Nilahue Santa Teresa, Camarico, Colhue… la distruzione era ancora maggiore: il 60% delle case del comune erano crollate, il 30% erano inagibili, e il restante 10% sarebbe stato nuovamente messo a dura prova dal sisma che si sarebbe poi verificato a mezzogiorno di giovedì 11 marzo, durante il passaggio di consegne da Michelle Bachelet a Sebastian Piñera, e per il quale una nuova valutazione avrebbe cambiato la stima dei danni.
Parlando con le persone, il disagio di aver perso le case si mischiava alla gioia di essere sopravvissuti, senza aver riportato gravi danni fisici, e al nervosismo causato da ogni nuova replica. Di fronte a questa realtà, le mani si sentono più vuote che mai, ma si aprono per abbracciare e accogliere la tanta fragilità che affiora. Le parole faticano ad uscire per l’emozione, ma le orecchie sono pronte ad ascoltare la semplicità dei racconti e degli sfoghi.
Perfino la nostra stessa presenza, che al principio era sembrata così poca cosa, alla fine è risultata arricchita dalla realtà che mostra, come se Dio si fosse nascosto: la presenza divina nella profonda umanità di tanta gente semplice. E, quando vengono distribuiti generi alimentari e vestiti, e si sentono frasi come: “Io già ne ho ricevuto, ma vi sono altre persone che possono averne più bisogno di me” o “prendo questo e basta; di più? Perché? Altri ne hanno più bisogno”, si condivide la solidarietà con l’umiltà che tanto ha pervaso Pumanque in quei giorni.
Aver avuto la grazia di poter condividere qualche giorno con gli abitanti di Pumanque, di accompagnare P. Manuel, di vivere con diversi gruppi ecclesiastici, e con tante persone di buona volontà, che hanno riversato il loro aiuto e la loro presenza in questo comune dell’interno, è stata una benedizione e una forte esperienza ecclesiale, a partire dalla fede che invita ad avviare la ricostruzione e a dare dignità alla vita di questa gente.
Ringrazio il Signore, per essersi mostrato, in modo così evidente, in mezzo a tanta fragilità; una fragilità che ci fa ricordare le parole di P. Arrupe. “Il Signore non è mai stato a noi così vicino per caso, poiché mai siamo stati così insicuri”. Di conseguenza, l’esserci fermati alla terza settimana degli Esercizi Spirituali, ha avuto in questi giorni un suo ‘continuum’ nel fatto di averci portato in mezzo a tante persone sofferenti a vivere la Pasqua, e a costruire un nuovo Cile, che per fede, sia più giusto e inclusivo, coerente, come P. Hurtado desiderava.
José Miguel Jaramillo SJ (ECU) San Joaquín, Región Metropolitana Santiago de Chile
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