Testimonianza

Il mio ruolo come responsabile delle politiche e dell’advocacy

Philip Amaral, responsabile del JRS Europa per le politiche e l’advocacy, Bruxelles Philip Amaral, responsabile del JRS Europa per le politiche e l’advocacy, Bruxelles

Trascorro gran parte delle mie giornate lavorative davanti a un computer. Non me ne lamento, è semplicemente un dato di fatto: in quanto responsabile del JRS Europa per le politiche e l’opera di advocacy, il mio compito richiede che mi dedichi più al lavoro di ricerca e all’attività politica che non alle persone. Naturalmente questo lavoro implica che incontri chi le politiche le fa; ma se mi ci dedicassi a tempo pieno non me ne basterebbe per svolgere gli altri miei compiti – ecco, quindi, l’esigenza di stare al computer.

La mia formazione è nell’ambito del lavoro sociale. Prima di far parte del JRS, mi occupavo di persone affette da gravi disturbi mentali cronici. Mi chiedevo allora se non sarebbe stato meglio svolgere un tranquillo lavoro d’ufficio. Ora che in effetti svolgo un (relativamente) tranquillo lavoro d’ufficio, mi chiedo perché mai siedo davanti a un computer da mattina a sera.

Questo mi ha portato a riflettere su due punti importanti: innanzitutto, ciascuno ha un ruolo, o più ruoli, da svolgere nella vita; secondo, a guardar bene, ciascun ruolo ha un suo preciso significato. Ho tratto questa conclusione da due esperienze personali.

L’anno scorso, il JRS Europa aveva organizzato un’iniziativa presso il Parlamento Europeo. Avevamo invitato tre rifugiati a parteciparvi insieme ai membri dello stesso Parlamento Europeo: due di essi – due donne – si erano offerte a dare una breve testimonianza della loro esperienza di rifugiate in Europa. Una di esse era stata detenuta per 12 mesi prima di ottenere protezione; l’altra, aveva visto la propria vita prendere un corso accettabile solo dopo svariati mesi di grave indigenza. Ambedue avevano parlato con una chiarezza, passione, dignità e coraggio tali da catturare l’attenzione di tutti i presenti. Avevano perorato la loro causa meglio di quanto qualsiasi operatore di ONG come me sarebbe riuscito a fare. Il mio compito era stato quello di farle accedere alla sala delle autorità – il resto l’avevano fatto loro.

Ora sto scrivendo un rapporto sui richiedenti asilo e immigrati irregolari in stato di detenzione. Il documento si basa su 685 colloqui individuali svolti con immigrati detenuti in 21 paesi dell’UE. Ho coordinato personalmente il progetto, ho analizzato i dati raccolti e ora redigo il rapporto senza aver avuto alcun contatto diretto con queste persone. Ho solo le loro parole su uno schermo di computer, ma sono parole cariche di significato.

Ciascun “caso” ha un nome, una storia, e una vita di dolore alle spalle. Il mio compito è quello di mettere le parole di questi detenuti nero su bianco, e di fare in modo che chi idea le politiche di detenzione le legga. Saranno quelle parole a fare il resto.

Philip Amaral

Responsabile del JRS Europa per le politiche e l’advocacy Bruxelles, Belgio

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Pubblicato da SJES ROME - Coordinatore delle comunicazioni in SJES-ROME
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