Testimonianza

Scorci di Paradiso

Oscar Momanyi sj (AOR) Oscar Momanyi sj (AOR)

Quando si sente parlare del Sud Sudan nei notiziari, è molto probabile che si senta parlare di notizie che riguardano la guerra civile, o di cattive notizie che provengono dai molti campi profughi in cui vive la popolazione sud-sudanese. Ma questa è solo una parte della storia. Vi sono altre storie positive che vengono dal Sud Sudan che devono essere raccontate. Di recente, ho avuto il privilegio di servire, per due anni, la popolazione sud-sudanese della città di Wau, nello Stato del Bahr el Ghazal Occidentale. Essendo nato in un villaggio keniota, e cresciuto in una piccola shamba, pensavo di avere una buona conoscenza della flora e della fauna. Tuttavia, la grande bellezza del Bahr el Ghazal non ha mancato di togliermi il fiato la prima volta che vi giunsi.

Accalcata ai margini dei fiumi Jur e Agok, che fanno parte del più grande Bacino del Fiume Nilo, la città di Wau è coperta da una verde vegetazione, soprattutto nella stagione delle piogge, che va dal mese di maggio al mese di novembre. Anche se la regione registra elevate temperature durante tutto il corso dell’anno, alberi verdi – per lo più alberi di mango – costituiscono circa il 50% della flora. Intorno alla città si possono trovare foreste tropicali che rendono questo posto un luogo mozzafiato. Inoltre, durante la stagione delle piogge è solita germogliare una bellissima varietà di erba tropicale che, se non viene tenuta sotto controllo, cresce fino a raggiungere un’altezza di due metri. Quando ho visto questo tipo di erba tropicale per la prima volta, sono rimasto semplicemente stordito. “In nessun altro luogo ciò sarebbe possibile”, ho pensato. Anche la fauna è decisamente interessante: diversi tipi di uccelli, pernici e martin pescatore, specie di lucertole, vari tipi di insetti, ricci, alcune specie di serpenti – solo per citarne alcuni.

La popolazione locale con la quale ho vissuto è costituita da Balanda Bviri e da Dinka Rek. Da una parte, i Balanda Bviri (un popolo Bantu originario dell’Africa Centrale) sono una popolazione fondamentalmente agricola. La maggior parte di loro sono impegnati nella coltivazione di durra, una varietà locale di mais che matura più o meno in tre mesi. Il Durra cresce fino a raggiungere un’altezza di circa un metro e mezzo. I Balanda Bviri coltivano, inoltre, sorgo e miglio che resistono al caldo tropicale dell’area. Ho avuto l’impressione che, in linea generale, vi sia, tra i Balanda Bviri, la proprietà comune della terra, in base alla quale, la famiglia allargata possiede i terreni sui quali le famiglie nucleari possono piantare le loro colture come comunità. I Balanda Bviri sono un popolo per lo più pacifico, che desidera avere una vita dignitosa, coltivando la terra che possiede da generazioni.

Dall’altra parte, i Dinka Rek (un gruppo nilotico originario della Valle del Nilo) sono per lo più allevatori. Allevano mandrie su mandrie di bestiame. Visitando uno dei loro allevamenti vicino a Wau, sono rimasto sbalordito dall’enorme numero di bovini, di dimensioni e colori diversi, che i miei occhi riuscivano a scorgere. Da migliaia di anni, i Dinka Rek vivono pacificamente allevando animali nel Bahr el Ghazal. Durante tutto il corso dell’anno, è possibile vedere i nomadi Dinka Rek far pascolare il proprio bestiame lungo i fiumi Agok e Jur. Per molti anni, i nomadi Dinka Rek e i Balanda Bviri hanno vissuto insieme in armonia, e le due comunità hanno mantenuto inalterato il proprio stile di vita. Tuttavia nel XXI secolo è subentrato il problema del surriscaldamento globale.

Con l’aumento del surriscaldamento globale si registra una pressione evidente per la terra. L’unica fonte di energia è il legno, perché l’elettricità non è ancora arrivata in città, e il gas è troppo costoso. In un giorno normale, si possono vedere diversi carbonai venire fuori dalle foreste vicino a Wau carichi fino allo stremo di carbone, che poi vendono nel bazar principale (il Suq Jou). Le bellissime foreste di Wau sono in pericolo. Anche i casi di allevatori che portano a pascolare il proprio bestiame sui raccolti degli agricoltori sono in costante aumento. La tensione tra gli allevatori e gli agricoltori per la terra è, talvolta, sfociata in omicidi interetnici. A volte, inoltre, il bestiame allevato dalla popolazione non può essere sostenuto dalla terra. Si hanno, pertanto, fenomeni di sovrapascolamento.

L’eccessivo sfruttamento del pascolo lascia la zona brulla e il terreno allentato.Quando, a marzo, arrivano i potenti venti annuali, gli habbub, lo strato superficiale del terreno viene spazzato via! A peggiorare le cose, durante la stagione secca, si possono vedere alcuni agricoltori bruciare la propria terra. Talvolta, questi roghi creano degli incendi boschivi che distruggono molte case e proprietà. Ogni anno che passa, il deserto del Sahara, che non dista poi molto, sembra muoversi sempre più vicino alla meravigliosa Wau, a causa della deforestazione e del cattivo utilizzo della terra. Tutto ciò mi rattrista profondamente.

Nonostante quanto sopra riportato, vi è ancora speranza. L’istruzione sembra essere una via d’uscita da questa situazione paradossale. Alla Jesuit Loyola Secondary School (LSS), dove ho lavorato, cerchiamo di insegnare agli studenti l’etica ambientale. Argomenti come il rimboschimento, la tutela dell’ambiente, l’importanza di allevare un numero di capi di bestiame modesto, che la terra sia in grado di sostenere, i pericoli derivanti dal bruciare terreni lasciati a maggese, ecc., rappresentano tutti temi comuni insegnati agli studenti.

A parte questo, l’educazione generale che gli studenti ricevono li pone in una posizione che permette loro di prendere scelte intelligenti in merito all’ambiente. La maggior parte di loro mostra senso di responsabilità e amore per l’ambiente dopo aver terminato gli studi liceali.

Oltre alla Jesuit Loyola Secondary School, anche il Multi Education Jesuit Institute of South Sudan (MAJIS), che è situato nella città di Rumbek (a circa 200 chilometri da Wau), sta istruendo la popolazione locale su questioni ambientali. Nel piccolo villaggio di Akol Jal, il MAJIS ha un’azienda agricola nella quale viene insegnata la corretta gestione dell’agricoltura e dell’allevamento, accanto all’utilizzo di fonti energetiche alternative, in grado di ridurre la dipendenza dal legno. La maggior parte dei beneficiari del MAJIS sono donne locali. Il MAJIS e il Jesuit Ecological Center (JEC) della città di Rumbek pongono l’accento sull’utilizzo dell’energia solare. Il JEC spiega alla popolazione locale come trarre vantaggio dall’energia solare. L’utilizzo di biogas è, inoltre, incoraggiato dal MAJIS e dal JEC come un’ulteriore fonte energetica. Il biogas può essere prodotto facilmente nel Bahr el Ghazal, grazie alla massiccia disponibilità di letame proveniente dalle numerose mandrie di bovini presenti dell’area.

Tutte le iniziative di cui sopra mi lasciano sperare che la bellezza del Bahr el Ghazal sarà preservata, e che la popolazione locale continuerà a vivere in armonia sulla terra che abita da migliaia di anni. Il messaggio di Papa Francesco, contenuto nell’enciclica Laudato Si, viene ascoltato anche in Sud Sudan.

Oscar Momanyi, SJ è un gesuita della Provincia dell’Africa Orientale (AOR). Attualmente, studia Teologia presso la Jesuit School of Theology of Santa Clara University, a Berkeley, CA

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Pubblicato da SJES ROME - Coordinatore delle comunicazioni in SJES-ROME
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