Testimonianza

Le cose che ho appreso dalle persone e dalle comunità emarginate

Valeria Méndez de Vigo Segretariato per la giustizia sociale e l’ecologia Valeria Méndez de Vigo Segretariato per la giustizia sociale e l’ecologia

Il mio lavoro nella cooperazione allo sviluppo ha avuto inizio più di 20 anni fa, e anche in precedenza avevo svolto attività di volontariato che mi avevano consentito di vivere quelli che personalmente definisco “incontri” con realtà e persone che soffrono di povertà ed esclusione sociale. Ricordo un’estate di molti anni fa in India, dove collaboravo all’opera svolta localmente delle Missionarie della Carità. Un’esperienza così arricchente, che l’ho ripetuta per cinque estati consecutive, abbinandola ad altre fatte a Madrid.

Ho sperimentato un processo di avvicinamento alla realtà delle persone indigenti ed emarginate che mi ha trasformato. Non si è trattato di una cosa molto visibile né drammatica: è solo che queste esperienze hanno cambiato la mia vita e la mia professione, e sono passata dal lavoro di avvocato in uno studio di diritto mercantile a integrarmi in un’organizzazione di cooperazione allo sviluppo.

Ho appreso molte cose dalle persone povere ed emarginate, poi confermate nel corso degli anni. Una delle prime lezioni può sembrare un paradosso. I poveri e gli emarginati, a volte non alfabetizzati, hanno una conoscenza molto profonda. Non si tratta di sapere accademico, frutto di conoscenze o di studi, però è radicata, vitale, essenziale. Dal punto di vista di chi crede, si potrebbe dire che, come si legge nel Vangelo di san Matteo, le cose nascoste ai sapienti e agli intelligenti, Dio le rivela ai piccoli, alle persone semplici. La comprensione del progetto di Dio - l’amore di Dio che si trasforma in amore per il prossimo - manifestata nelle parole e nelle azioni di Gesù - si rivela in maniera privilegiata ai semplici, a coloro che teoricamente non sanno, a coloro che il mondo disprezza… È una cosa che ho visto in tante occasioni, e che si manifesta nella solidarietà e nell’assistenza che si scambiano le persone e le comunità emarginate. Questo tipo di conoscenza è visibile anche nel modo straordinariamente creativo in cui trovano soluzioni alle loro problematiche e difficoltà.

La seconda intuizione o lezione che ho imparato è stata l’enorme forza e capacità di resilienza che hanno le persone e le comunità emarginate. Sono stata in località remote poverissime dell’Asia o dell’America Latina, in India dopo il terremoto del Gujarat o lo tsunami, e ho potuto constatare la capacità di lottare, l’enorme resistenza della gente che è capace di affrontare le avversità in condizioni molto estreme. È un grido di dignità, è la vita stessa che si fa strada, nonostante tutto, e che sconfigge la morte.

La terza lezione si lega alle due precedenti. Ho appreso anche, in chiave più personale, che è alle frontiere del mondo, quando incontriamo persone che soffrono, che ci congiungiamo maggiormente con noi stessi, con ciò che abbiamo di più profondo, di più intimo, con la parte migliore di noi stessi. Mi piace pensare che mettiamo in connessione con ciò per cui siamo stati chiamati. Ed è importante mettere insieme ciò che succede nel nostro mondo interiore con il mondo esterno, con la nostra interpretazione del mondo - interpellata da questi incontri - e con la difesa dei diritti, tante volte violati, delle persone e delle comunità emarginate.

La quarta cosa che ho appreso me l’ha offerta l’esperienza di lavoro vera e propria di oltre 20 anni trascorsi in diverse istituzioni; gli ultimi dodici in organizzazioni dei gesuiti, e più di recente nel Segretariato per la giustizia sociale e l’ecologia. È la convinzione profonda che lavorare per la giustizia richiede una risposta integrale. La trasformazione sociale richiede azione diretta, ma, per trascendere il livello locale, è necessario un lavoro più strutturale che promuova l’analisi e il discorso sulle cause che generano la povertà, la disuguaglianza e l’esclusione di milioni di persone nel mondo dalla prospettiva delle stesse persone e comunità emarginate; globalizzare la solidarietà e le cause giuste, universalizzare la lotta per i diritti e influire in ambito pubblico per generare cambiamenti strutturali e sostenibili. E sono le stesse persone e comunità emarginate che devono orientare la nostra azione.

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Pubblicato da SJES ROME - Coordinatore delle comunicazioni in SJES-ROME
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Il SJES è un'istituzione gesuita che aiuta la Compagnia di Gesù a sviluppare la missione apostolica, attraverso la sua dimensione di promozione della giustizia e della riconciliazione con il creato.