Testimonianza

La parola ai volontari

Reechashree Dhungana St. Xavier's College, Kathmandu Reechashree Dhungana St. Xavier's College, Kathmandu

Il sisma devastante che il 25 aprile ha colpito il Nepal ha sconvolto le esistenze di circa 8 milioni di nepalesi, lasciandosi dietro paura, lagrime e dolori. Eppure si dice che “invece di maledire l’oscurità, è meglio accendere una candela”. Così, piuttosto che rammaricarsi per ciò che è successo e cosa si è perso, abbiamo scelto di raggiungere le persone colpite e aiutarle. Con questo obiettivo, un gruppo di persone del St. Xavier’s College a Maitighar si è mosso oggi alla volta di Goldhunga per portare soccorso alle vittime di questo gravissimo terremoto.

Noi studenti del St. Xavier's College Maitighar siamo partiti in 27 per aiutare le vittime del sisma a Goldhunga sotto la guida di SailendraSah, coordinatore delle attività sociali del college. Siamo partiti alle 11 del mattino e, una volta arrivati, ci siamo divisi in gruppi e abbiamo aiutato le persone del posto a rimuovere le macerie e riportare un po’ di ordine. Gli abitanti del villaggio hanno raccontato di essere rimasti nelle tende dopo che la scossa più forte, quella di sabato alle 11.56 del mattino, aveva distrutto tutto ciò che possedevano, privandoli anche dei beni più elementari. Li abbiamo aiutati a prendere le cose di valore rimaste all’interno delle case semidistrutte, e portare fuori qualche sacco di granaglie e del mobilio che avevano. Siamo riusciti inoltre ad accatastare mattoni, tetti di lamiera, finestre e porte che erano rimasti sepolti sotto le macerie.

La maggior parte delle vecchie case di Goldhunga erano andate distrutte, e quelle in cemento presentavano delle crepe, ma gli abitanti del posto avevano già cominciato a raccogliere tra le macerie tutto ciò che potrà essere riutilizzato in futuro. L’anziano proprietario di una delle case distrutte in cui abbiamo lavorato ci ha detto: “Ho sepolto le mie due vacche morte a causa del terremoto là nei campi. Un uomo che viveva qui accanto è rimasto sepolto sotto i detriti, e il corpo è stato rimosso dopo tre giorni. Il villaggio è molto piccolo, eppure hanno perso la vita nove persone, e quasi nessuna casa è sicura”.

“Il terremoto ci ha portato via tutto”, dice la gente. Ma c’è una cosa che anche il sisma più devastante non può togliere loro: l’impeccabile senso dell’ospitalità. Non volevano che andassimo via senza aver mangiato qualcosa. Ci hanno pregato di rifocillarci con loro nelle tende e hanno tenuto a dirci quanto erano dispiaciuti che non volessimo accettare il cibo che desideravano dare ad ognuno di noi.

Una donna che abitava nel villaggio ha detto: “Ci vuole tutta una vita per costruire una casa e mantenere una famiglia, e pochi secondi per vedere tutto in frantumi e distrutto. Il terremoto ha colpito tutto il paese, non solo noi. Non possiamo fare nulla per qualcosa che è già successo. Preghiamo perché un disastro di queste proporzioni non colpisca più nessuno”.

Mentre rientravamo da Golhunga, provavamo emozioni contrastanti: dispiacere nel vedere la distruzione provocata e gioia per aiutare quelle persone. Ma sono la capacità di recupero, l’ospitalità e la generosità dei nepalesi che consentono loro di lottare contro la più grande delle paure. E siamo noi, i nepalesi che non sono stati colpiti, che possiamo aiutare i nostri fratelli e le nostre sorelle innocenti a superare tutto aiutandoli a risplendere ancora. Siamo con voi e, sì, INSIEME POSSIAMO FARCELA.

Share this Post:
Pubblicato da SJES ROME - Coordinatore delle comunicazioni in SJES-ROME
SJES ROME
Il SJES è un'istituzione gesuita che aiuta la Compagnia di Gesù a sviluppare la missione apostolica, attraverso la sua dimensione di promozione della giustizia e della riconciliazione con il creato.