Testimonianza

Essere sensibili e consapevoli delle ingiustizie e non permettere mai che fioriscano

Hlobo Rampeoane SJ <br>Coordinatore dell'apostolato sociale - SAP<br> Hlobo Rampeoane SJ
Coordinatore dell'apostolato sociale - SAP

Essendo cresciuto nella cittadina di Soweto, in Sudafrica, dove le ingiustizie sociali ed economiche contro la maggioranza della popolazione erano non solo all'ordine del giorno, ma una pratica accettata, sono diventato consapevole prestissimo dell'impatto negativo derivante da politiche e pratiche ingiuste. Sono sempre stato sensibile alle ingiustizie socio-economiche e al loro impatto negativo sulla società in generale. Da giovane nella nostra parrocchia, anche se non ne ero consapevole, il defunto P. Xolile Keteyi SJ ci ha aiutato attraverso le sue omelie e catechesi - specialmente durante le nostre lezioni di preparazione al sacramento della cresima - a dare un senso alle ingiustizie esistenti intorno a noi in quel momento. Ha sfidato noi giovani, senza però incitarci, ad essere sensibili e consapevoli di queste ingiustizie e a non permettere loro di prosperare. Fin da quella tenera età ci ha aiutato a capire che la nostra fede esigeva che lottassimo e lavorassimo duramente contro ciò che è intrinsecamente malvagio e ingiusto. Questo è stato il mio ingresso in quello che più tardi ho capito essere l'apostolato sociale. È successo molto presto, durante la mia adolescenza.

Molto più tardi, come studioso gesuita, per la mia reggenza fui mandato a lavorare con il JRS, dove svolsi un lavoro di advocacy per gli esuli costretti a fuggire. Ciò, insieme all'esperienza degli Esercizi Spirituali, mi aiutò a capire meglio e più in profondità cosa significasse essere un uomo al servizio degli altri e quanto fosse importante l'apostolato sociale. È cresciuto il seme piantato dal mio ex parroco e la passione per l'apostolato sociale è cresciuta ancora di più.

In diversi modi sperimentiamo la presenza, l'appoggio e l'amore di Dio nei nostri apostolati. Quando si ricevono apprezzamenti e sostegno per aver effettuato un buon lavoro nell’apostolato sociale, sia da parte dei superiori che dei colleghi, è in quel preciso momento che si lascia traccia di quella bellissima esperienza di aver avuto vicino la presenza di Dio e un profondo senso di conforto. Durante la mia Reggenza ho avuto molto sostegno e interesse da parte del superiore per il lavoro che veniva svolto.E anche quando coloro che venivano serviti apprezzavano il servizio reso ed esprimevano sinceramente la loro gratitudine, e contemporaneamente incoraggiavano a continuare il servizio, perché era importante per la difesa della dignità umana e per dare speranza agli oppressi e agli emarginati ecco proprio questi sono i momenti di consolazione che vale la pena menzionare.

A volte, il conforto convive con la disperazione. C’è sempre stato conforto anche in mezzo alla desolazione. Si può parlare di momenti in cui la solidarietà tra i gesuiti è al minimo o inesistente. È davvero scoraggiante quando l'ego e l'interesse personale sono messi davanti alla missione e le persone non collaborano o addirittura decidono che faranno solo le loro cose con scarsa attenzione o preoccupazione nei confronti del resto dei compagni e delle persone di cui ci occupiamo. E in questi casi, purtroppo, è come se fossimo un corpo che si sta lacerando. È addirittura più deprimente quando persino i Superiori non intervengono per assicurarsi che il lavoro apostolico si svolga con la necessaria collaborazione che si richiede. Quando gli interessi personali si sostituiscono alla missione e c'è conflittualità e sofferenza, quei momenti portano davvero alla desolazione. Il risultato è che il lavoro apostolico ne risulta ostacolato. Per questo motivo, se e quando ciò accade, diventa un momento di grande disperazione.

Nonostante le desolazioni, c'è un buon numero di motivi per cui bisogna essere grati. Innanzitutto, essere grati per l'opportunità di servire. Camminare con gli emarginati, anche se non è facile, è sempre un privilegio. E si è grati anche di far parte di una rete e di un'équipe che ha a cuore la dignità umana, compresi i diritti umani e la cura della nostra "casa comune".

In secondo luogo, il fatto di aver avuto un effetto positivo sulla vita di una persona la cui dignità e i cui diritti sono stati violati è una delle esperienze più appaganti di cui sono riconoscente. Impegnarsi nell'apostolato sociale mi ha offerto l'opportunità di avere questo effetto concreto nella vita delle persone.

Ma è stata anche una fase di apprendimento. Mentre si ascoltano le sfide degli altri, si impara non solo la loro sofferenza, ma si allargano anche i propri orizzonti. Le sfide degli altri mi hanno reso una persona migliore e più sensibile ai bisogni degli altri.

Share this Post:
Pubblicato da SJES ROME - Coordinatore delle comunicazioni in SJES-ROME
SJES ROME
Il SJES è un'istituzione gesuita che aiuta la Compagnia di Gesù a sviluppare la missione apostolica, attraverso la sua dimensione di promozione della giustizia e della riconciliazione con il creato.