Discorso del P. Generale ai delegati sociali e ai leader del GIAN
Grazie per essere qui questa settimana. Sono ben consapevole del grande lavoro che si cela dietro un raduno di questo tipo. Voglio, quindi, rivolgere un sentito ringraziamento a ognuno di voi. Desidero, inoltre, ringraziare Xavier e Rossana per lo sforzo profuso nella preparazione di questo raduno.
1-Si tratta di un raduno per il discernimento e la pianificazione apostolica. La Congregazione Generale 36 ha scelto questo approccio per i raduni del corpo apostolico della Compagnia di Gesù, e noi, oggi, stiamo dando concreta attuazione a questa scelta. Il background del processo che stiamo seguendo, come corpo apostolico universale, sono i decreti della CG 36. Pertanto, vi prego, teneteli sempre a mente come elemento centrale. È, inoltre, utile che abbiate davanti ai vostri occhi la lettera (2017/13) che lancia il processo di discernimento delle Preferenze Apostoliche Universali (3 ottobre 2017) e i capitoli iniziali del libro Shaping our future, di Brian Grogan, S.I. (HIB).
2-Discernimento in comune significa ascoltare insieme lo Spirito Santo e prendere decisioni secondo l’ispirazione che sentiamo insieme. E ciò è possibile solo se abbiamo una libertà interiore, come individui, come gruppo, e come settore apostolico della Compagnia. È una conditio sine qua non perchè questo, o qualsiasi gruppo, si liberi da una visione settoriale della missione della Compagnia. La CG 36 chiede che questo gruppo e l’intero corpo apostolico della Compagnia acquistino lo sguardo della Santissima Trinità. Siamo chiamati a guardare alla storia con i suoi occhi, e a scoprire in che modo noi, come corpo apostolico universale, possiamo fare del nostro meglio (magis) per dare un contributo alla redenzione degli esseri umani.
È, inoltre, importante ricordare che il discernimento in comune è una condizione preliminare per la pianificazione apostolica. Il discernimento in comune è un processo complesso con le caratteristiche già menzionate nella mia lettera dell’ottobre del 2017. Non è necessario, in questa sede, ripetere quelle caratteristiche, ma è importante che le abbiate a mente nel corso di questa settimana.
3-Preferenze Apostoliche Universali: La questione del discernimento, di chi ne debba far parte, e di come verrà presa la decisione, è stata decisa dalla CG 36 (D. 2, n° 14):
La Congregazione Generale 36° chiede al Padre Generale di rivedere il processo – iniziato dalla 34° Congregazione Generale e proseguito dal Padre Generale Peter-Hans Kolvenbach – che consente di valutare i progressi compiuti per quanto riguarda le nostre attuali preferenze apostoliche e, se opportuno, di identificarne delle nuove. Ildiscernimento di queste preferenze dovrebbe comprendere la maggiore partecipazione possibile della Compagnia e di chi condivide la nostra missione. A tal fine, in conformità con quanto è stato indicato dalla 35° Congregazione Generale, il Padre Generale e il suo Consiglio dovrebbero stabilire procedure per valutare i complessi progressi per la pianificazione apostolica ad ogni livello ed incoraggiare la pratica di una pianificazione e di un discernimento continui.
Questo gruppo fa parte del processo, complesso e appassionante, con cui l’intero corpo apostolico della Compagnia è impegnato quest’anno.
4-Il prossimo passo impegnativo è la pianificazione apostolica. Entrambe le parole sono importanti. La prima è apostolica. Questo significa che ciò che facciamo non è un prodotto della nostra mente, ma una chiamata che riceviamo a essere inviati a collaborare alla missio Dei.Noi siamo un corpo apostolico, vale a dire, un gruppo di persone “inviate” a essere parte di una missione. Pertanto, non siamo i padroni della missione. Siamo dei seguaci; discepoli di Gesù inviati a essere testimoni della Sua Buona Novella.
La pianificazione comporta il prendere seriamente questa condizione di corpo apostolico. Siamo amministratori delle risorse di qualcun altro, e siamo impegnati a fare questo lavoro nel miglior modo possibile. Siamo un gruppo responsabile per la chiamata a partecipare alla riconciliazione di tutte le cose in Cristo. E quindi cerchiamo in tutti i modi di fare del nostro meglio. Seguire questa missione è diventato, per ciascuno di noi, e per questo gruppo, il senso più profondo del perché facciamo ciò che facciamo.
Una volta formulate le Preferenze Apostoliche Universali, verrà il processo di pianificare in che modo un corpo apostolico complesso come la Compagnia di Gesù possa essere, da queste, orientato nei prossimi dieci anni. Province, Conferenze dei Superiori Maggiori, aree apostoliche e opere apostoliche hanno già i loro piani. In che modo, le Preferenze Apostoliche Universali possono aiutare la Compagnia, nella sua pianificazione apostolica, a tutti i livelli, a essere più concentrata? In che modo, le Preferenze Apostoliche Universali possono portarci a utilizzare meglio le nostre limitate risorse?
5-La CG 36 conferma e mette in primo piano la missione della Fede e della Giustizia, del dialogo e dell’ interculturalità, che ha ispirato il nostro impegno per più di cinquant’anni, dal Concilio Vaticano Secondo, e dalla CG 32 fino alla CG 35.
Questa conferma significa una visione rinnovata del profondo legame tra giustizia sociale, cura dell’ambiente, e lotta per la pace e la fede.Tutto questo, insieme, spinge le persone a lavorare per la riconciliazione tra loro stesse, con la creazione e con Dio.
È la conferma di una profonda corrente, di un profondo percorso che dobbiamo seguire, in un mondo che attraversa una nuova fase della storia, e che è diventato molto diverso dal mondo degli anni successivi al Concilio Vaticano II. Ecco una sfida molto importante per il corpo apostolico della Compagnia di Gesù e per la dimensione sociale del suo apostolato: arrivare a conoscere, a comprendere, e a condividere con gli altri ciò che sta avvenendo nella storia umana, e a trovare dei modi efficaci per contribuire a spingerla verso la riconciliazione e la giustizia mostrate nel Vangelo.
Uscireda una condizione di povertà, la possibilità diaccedere a un’istruzione di qualità, la partecipazione democratica al processo decisionale politico: tutte queste cosecontinuano a essere desideri irrealizzati per la stragrande maggioranza degli esseri umani. In che modo, noi, come corpo apostolico universale, possiamo migliorare il nostro impegno per far sì che questi desideri siano realizzati? In che modo possiamo affrontare l’ambiguo processo della mobilità umana nel mondo attuale, in cui vi sono nuovi modi di interazione tra individui e popoli, orientati a un’umanità più integrata, fianco a fianco con persone che fuggono dalla guerra o da una condizione di povertà? Come possiamo combattere il traffico di esseri umani e le nuove forme di schiavitù?
6-Molte altre domande sulla nostra missione di riconciliazione e giustizia possono venire da ciò che sta avvenendo nel mondo, oggi. La CG 36 ce ne presenta una molto speciale:
La CG 36 chiede al Padre Generale di continuare a lavorare con i Superiori Maggiori e con le Conferenze per promuovere, nelle comunità e nei ministeri, una solida cultura di protezione e custodia dei minori, in armonia con i suggerimenti della Congregazione relativi alla formazione, alla vita comunitaria, ai ministreri e al governo.
La promozione di una solida cultura di salvaguardia comporta la trasformazione delle strutture esistenti ingiuste, e un profondo cambiamento in ogni cultura. Si tratta, inoltre, di promuovere i diritti umani delle persone vulnerabili. E quindi, ho deciso che l’implementazione di questo progetto sia affidata al Segretariato per la Giustizia Sociale e l’Ecologia.
7-Papa Francesco ha convocato un Sinodo speciale sull’Amazzonia per il 2019. È un modo concreto per contribuire a spingere la Chiesa verso l’implementazione dell’Enciclica Laudato Si. Forse è anche un invito rivolto alla Compagnia di Gesù a concentrarsi sulla riconciliazione con la creazione come dimensione della missione che abbiamo ricevuto. È chiaro, naturalmente, che Papa Francesco stia pensando, non solo a una specifica area geografica del mondo, ma che voglia anche portarci a intraprendere azioni apostoliche più concrete per quanto riguarda la cura della nostra casa comune. Come possiamo introdurre questo tema nel nostro discernimento in comune e nella pianificazione apostolica?
8-Un importante accento posto dalla CG 36 è che noi siamo collaboratori con l’azione di Dio nella storia oggi. Pertanto, siamo chiamati a diventare compagni in una missione di riconciliazione e giustizia. Diventare compagni significa vedere noi stessi come collaboratori. Ci uniamo per formare un corpo di gesuiti e di partner in una missione organizzata in modo tale che la collaborazione costituisca una caratteristica di tutto il corpo apostolico. La nostra azione è, inoltre, in collaborazione con altri all’interno della Chiesa, o con quelle persone e quei gruppi che lottano per la Giustizia Sociale, con gli operatori di pace, e con coloro che operano per la conservazione dell’ambiente.
9-Passo ora a parlare delle reti del GIAN. La globalizzazione, oggi, ci riunisce in tutto il mondo, e rende più facile il lavoro in rete. Certamente, ha anche accentuato il divario tra ricchi e poveri, quindi non è una benedizione in tutti i sensi – in effetti ci sono molti problemi. Ma, senza dubbio, la globalizzazione ci offre l’opportunità di essere un corpo universale per la missione, e le nostre reti gesuite hanno, oggi, possibilità che dieci anni fa neanche esistevano.
Essendo organizzati, per lo più, su linee provinciali, l’esistenza di reti interprovinciali può essere una sfida. Il GIAN, come progetto relativamente nuovo, ha sperimentato alcune delle difficoltà date dal fatto di essere una rete interprovinciale in una struttura gesuita in gran parte provinciale. Voglio ringraziarvi per essere rimasti fedeli al progetto nonostante le frustrazioni. Una speciale task force, qui in Curia, presieduta da Lisbert D’Souza, sta esaminando la governance delle reti, e spero che possa aiutare a liberare energie, e a sbarazzarsi di qualsiasi blocco che esista.
10-Le questioni che il GIAN affronta sono fondamentali:
· Migrazioni
· Ecologia – cura della nostra Casa Comune
· Gestione delle risorse minerarie e naturali
· Il diritto a un’istruzione di qualità
· Pace e Diritti Umani
Queste sono parole su una pagina. Ma rappresentano tanta sofferenza umana. Penso alle guerre in Siria e a Kivu, in Afghanistan e in Iraq. Penso ai milioni di persone che sono in movimento, alla ricerca di una vita migliore, perchè il sistema politico ed economico mondiale li ha completamente abbandonati. Penso ai bambini senza istruzione costretti a lavorare fin dalla più tenera età. Penso a quanti vengono sfruttati nelle miniere, perchè coloro che siedono nei consigli di amministrazioni, o che operano nei mercati azionari, possano realizzare grandi profitti. Per portare il cambiamento, abbiamo bisogno di una sorta di passione, di una ‘santa rabbia’ …. se così posso dire.
Abbiamo bisogno di una passione che gridi ‘basta’. Abbiamo bisogno di una passione che mobiliti gli uomini di fede, e tutti gli uomini di buona volontà, a lavorare insieme per il cambiamento. Perchè il Vangelo riguarda il cambiamento, la liberazione. Gesù è venuto per portare la vita, e per portarla a pieno, come ci ha ricordato il Vangelo di ieri.
Le reti del GIAN rappresentano il nostro tentativo di essere un catalizzatore per questo cambiamento. Vi chiedo di trovare la passione e la missione che possano dare nuova enegia a queste strutture. Vi chiedo di individuare, in modo molto specifico, i cambiamenti che volete in ciascuna di queste aree, e quindi di delineare in che modo realizzarli, con una descrizione delle risorse necessarie, e di un arco temporale (che certamente dovrà essere flessibile). L’advocacy non è un compito facile, e la Compagnia deve necessariamente migliorare le modalità attraverso le quali svolge questa attività.
So che se non saremo concentrati, precisi, e mirati, la nostra attività di advocacy non funzionerà bene. L’ufficio per la Giustizia Sociale e l’Ecologia, qui in Curia, esiste proprio per aiutare nella definizione delle strategie. E quindi, chiedo a Xavier di aiutare i gruppi del GIAN a trovare quell’attenzione, quella passione, quell’energia, e quella direzione. Vedo qui, a questo tavolo, persone che hanno grande esperienza in tutte queste aree. Per favore, usate quell’esperienza per portare le persone alla libertà. Usatela per lottare per la giustizia. Papa Paolo VI ha detto: ‘Se vuoi la pace, lavora per la giustizia’. Noi vogliamo davvero la pace. La pace è una promessa del Vangelo, una beatitudine “Beati gli operatori di pace”, un frutto della Resurrezione. E quindi, la nostra missione per il servizio della fede e la promozione della giustizia è fondamentale, portandoci, al di là di qualsiasi ideologia, al servizio di Cristo che porta la Sua croce, e che lavora per la pace che il mondo non può dare.
Grazie ancora per la vostra presenza, qui. È per me fonte di ispirazione nel mio lavoro. Mi dà la consolazione e l’energia per affrontare i problemi con i quali mi trovo a fare i conti, qui, ogni giorno.
La Compagnia ha una grande missione e tutti voi, laici e gesuiti, partecipate al tentativo di portarla avanti, e di rinnovarla, nel momento in cui operate un discernimento, pregate e lavorate insieme, affinché le frontiere della miscredenza e della povertà, della discriminazione e dell’ingiustizia, possano essere respinte, e affinché le persone possano trovare la vera liberazione e riconciliazione basata sulla promessa del Vangelo e sulla persona del Cristo Risorto.
Vi ringrazio e vi auguro ogni benedizione per il vostro raduno qui, e un periodo piacevole e fruttuoso a Roma.
Arturo Sosa, SJ
24 aprile 2018