Testimonianza

Coinvolgere le persone il più possibile, anche nel processo più piccolo

Mario Serrano SJ, coordinator of Jesuit activities for Haiti in the Dominican Republic Mario Serrano SJ, coordinator of Jesuit activities for Haiti in the Dominican Republic

Ho molti aneddoti da condividere. Tra i tanti scelgo il seguente.

Abbiamo lasciato Santo Domingo alla volta di Haiti e lungo il cammino abbiamo deciso di chiedere ai camion di aiuti umanitari (quello stesso giorno, diretti a Barahona per essere stivati in una nave magazzino), di accompagnarci. Siamo arrivati a Jimani, un paese alla frontiera con Haiti, abbiamo organizzato una squadra con personale del centro Bono e del Centro Poveda, e abbiamo attraversato il confine con due grandi camion di aiuti. Ci siamo assicurati di essere scortati dai militari. Siamo arrivati al noviziato gesuita che era ormai quasi notte, e non abbiamo scaricato i camion per paura della reazione della popolazione. Ormai non avevamo più la scorta dei militari… Tuttavia, abbiamo dato disposizioni in modo tale da avere due poliziotti di guardia durante la notte.

Il giorno seguente, la mattina presto abbiamo proceduto con le operazioni di scarico, e poi ci siamo riuniti per organizzarci. Mentre eravamo riuniti, un gran numero di persone ha iniziato a bussare alla porta chiedendo che venisse distribuito da mangiare. Abbiamo interrotto la riunione pensando al peggio.

È stato necessario chiamare la polizia. La polizia è arrivata ma la gente continuava a non disperdersi. Il comandante ci ha chiesto di dare loro una bottiglia d'acqua e di salutarli con la promessa che avremmo distribuito anche a loro gli aiuti ricevuti. La gente ha accettato e ho promesso che sarei andato a parlare loro più tardi.

Quella stessa notte mi sono avvicinato a loro. Il nostro noviziato si trova all'entrata del loro quartiere: un quartiere molto povero, e nel quale abitano molte delle vittime del sisma. Quella notte abbiamo avuto una straordinaria assemblea di cittadini residenti.

Hanno capito che avevamo bisogno di tempo per organizzare la distribuzione; noi, dal canto nostro, abbiamo compreso che anche loro avrebbero dovuto ricevere i nostri aiuti. Ho fatto loro presente la nostra paura e la nostra sensazione d'insicurezza, e loro ci hanno garantito che avrebbero portato sicurezza nella zona, si sono organizzati per ricevere gli aiuti, e si sono impegnati dandoci una mano a scaricare i camion.

Non sapete l'allegria che mi ha dato tutto questo processo. Un'allegria legata ad una diversa comprensione della situazione, al poter far riferimento a persone concrete, ad una nuova forma di gestione degli aiuti. E' necessario coinvolgere le persone il più possibile nel processo stesso… Quando le persone si affollavano alla nostra porta, ricordo la voce e la faccia di Soucet, una donna molto forte, che pretendeva di mangiare, con collera e con coraggio. Ricordo il mio timore di fronte a tanta gente. Ora vedo facce amiche, persone con le quali condividere e lavorare insieme per una causa comune… Ora abbiamo una sicurezza, una protezione, più forte di quella che possono garantirci i militari, abbiamo la scorta di coloro che avremmo voluto accompagnare e aiutare

Mario Serrano SJ Repubblica Dominicana 

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Pubblicato da SJES ROME - Coordinatore delle comunicazioni in SJES-ROME
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Il SJES è un'istituzione gesuita che aiuta la Compagnia di Gesù a sviluppare la missione apostolica, attraverso la sua dimensione di promozione della giustizia e della riconciliazione con il creato.