Europa – Il gesuita ucraino chiede unità e riconciliazione
Padre Vitaliy Osmolovskyy, gesuita che lavora in Polonia per accogliere e sostenere i rifugiati ucraini che fuggono dalla guerra, chiede riconciliazione e unità di fronte alla divisione causata dal conflitto in corso.
Il conflitto in Ucraina ha provocato una crisi sempre più crescente dei rifugiati, con circa 2 milioni di persone, e forse più, che fuggono dalle loro case in cerca di sicurezza nei paesi vicini.
A causa delle pesanti interruzioni delle linee di rifornimento, dei porti bloccati e del trasporto su strada reso insidioso dai bombardamenti, gli aiuti umanitari si stanno rivelando vitali per la sopravvivenza stessa della popolazione coinvolta.
Nella squadra di volontari, agenzie e altre organizzazioni che coordinano gli sforzi di aiuto c'è P. Vitaliy Osmolovskyy, un gesuita ucraino che, in collaborazione con il Jesuit Refugee Service (JRS), è sul posto per accogliere in Polonia gli ucraini che si sono fatti strada attraverso il confine.
La solidarietà in mezzo alla crisi
La crisi dei rifugiati, dice p. Osmolovskyy, ha condotto circa 150.000 ucraini in Polonia. La maggior parte di loro sceglie di rimanere in Polonia, ma altri continuano il loro viaggio verso altri paesi europei.
P. Osmolovskyy
racconta che l'accoglienza che i rifugiati hanno ricevuto finora è stata molto
calorosa, notando che negli ultimi giorni il paese ha aperto le sue porte a
quasi un milione di rifugiati.
"La gente è molto generosa, è molto disponibile... Da ogni parte riceviamo molto sostegno dalla gente, che cerca di condividere i propri beni... e ciò che ha", dice.
Assistenza ai rifugiati ucraini in viaggio
Come spiega P. Osmolovskyy, una parte del suo lavoro consiste nel coordinare la distribuzione dei rifornimenti e nell'organizzare l'accoglienza dei rifugiati ucraini nelle case dei gesuiti, nelle parrocchie e negli apostolati in Polonia.
Secondo quanto dice, la maggior parte dei rifugiati ha bisogno di un aiuto concreto - soldi, beni di prima necessità, supporto medico, psicologico e altro. Ad ogni modo, si stanno facendo sforzi anche per assicurare un sostegno a lungo termine alle persone che fuggono dai combattimenti.
Uno di questi, dice, riguarda il garantire borse di studio per futuri studenti tra i rifugiati ucraini che potrebbero voler rimanere in Polonia. Recentemente il rettore di un istituto si è offerto di accettare quattro studenti.
Unità, non divisione
In due settimane la guerra in Ucraina si è intensificata dopo che la Russia ha lanciato un assalto militare ad ampio raggio il 24 febbraio, con la formazione di truppe al confine del paese. I combattimenti hanno causato ingenti distruzioni, ucciso molte persone e sono destinati anche ad avere drammatiche conseguenze di vasta portata.
Anche Padre Osmolovskyy si unisce al coro sempre più grande di voci che chiedono il dialogo e la fine del conflitto, facendo appello a "concentrarsi su ciò che ci unisce piuttosto che su ciò che ci divide".
Sottolinea l'importanza di preparare la società al processo di riconciliazione che, precisa, aiuterà a guarire le ferite causate dai combattimenti.
A tale proposito, rammenta i suoi giorni di formazione gesuita in Africa orientale, dove ha avuto occasione di incontrare persone che avevano sofferto durante il genocidio in Ruanda, ma che si sono impegnate nel processo di riconciliazione.
Nonostante le difficoltà, dice, "possiamo fare molte cose buone attraverso la riconciliazione e aiutare le persone a guarire dalle loro ferite".
Fonte: Vatican News





