Testimonianza

Uno spazio dove tutti possano riunirsi come vicini, come una comunità in cui ogni persona è benvenuta

Emilio Travieso SJ, Repubblica Dominicana Emilio Travieso SJ, Repubblica Dominicana

Non dimenticherò mai il giorno in cui tutto si è fatto chiaro per me. Il luogo: la parrocchia di San Martìn de Porres, che comprende due quartieri emarginati a Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana; parrocchia che è stata sorgente di vita per la mia Provincia sin da quando un gruppo di gesuiti si sono trasferiti qui 36 anni fa. Lo scenario: una festa da ballo interculturale, organizzata dal gruppo della pastorale haitiana di quella stessa parrocchia.

Il gruppo della pastorale haitiana aveva svolto un’analisi della situazione cui i migranti haitiani dovevano far fronte nella loro zona. Alla fine si era deciso che di tutte le problematiche (salute, lavoro, documenti legali, educazione, violenza, ecc.), quella che la parrocchia avrebbe affrontato meglio era l’esclusione sociale all’interno del quartiere. Si voleva creare uno spazio in cui haitiani e dominicani potessero riunirsi come vicini di casa, come una comunità in cui ciascuno è il benvenuto.

Mentre ballavamo, osservavo i volti nella folla. Una signora dominicana in età, una delle “veterane” della parrocchia che aveva speso la vita costruendo comunità ecclesiali di base, facendo visita agli ammalati e prendendo parte negli anni a movimenti sociali… rideva mentre imparava a ballare la konpa haitiana. Due signore haitiane di mezza età, che per anni hanno lottato invano - pur con il sostegno di organizzazioni per i diritti umani - per ottenere i certificati di nascita dei rispettivi figli nati nella Repubblica Dominicana, cantavano mentre ballavano la bachata dominicana. Un gruppetto di scolastici gesuiti si godevano il momento insieme agli amici in una pausa dagli studi.

E i volti che più mi hanno commosso: quelli di un gruppo di giovani haitiani che abbiamo accompagnato noi del JRS, organizzazione per cui lavoro. Si erano ribellati coraggiosamente a un capo che li sfruttava e li umiliava; questo aveva reagito con violenza e li aveva licenziati ingiustamente. Avevamo appena trascorso settimane molto stressanti occupandoci della questione in ospedali, stazioni di polizia e tribunali del lavoro; e questi giovani operai – quello che al lavoro aveva vomitato sangue per lo sfinimento, quello che era stato picchiato e gli era stata puntata una pistola alla testa, tutti disoccupati – ora avevano i volti raggianti, gioiosi mentre ballavano, perché la musica li faceva sentire a casa.

Tra di noi, il Regno era un qualcosa di tangibile. Questa esperienza mi è rimasta impressa al pari di una parabola sul come vivere la Risurrezione: far sì che il nostro impegno per la giustizia dia peso e storia alla nostra gioia, e che la gratuità della comunità punti a qualcosa di più profondo delle nostre croci, al di là di quanto possiamo ottenere con i nostri sforzi.

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Pubblicato da SJES ROME - Coordinatore delle comunicazioni in SJES-ROME
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Il SJES è un'istituzione gesuita che aiuta la Compagnia di Gesù a sviluppare la missione apostolica, attraverso la sua dimensione di promozione della giustizia e della riconciliazione con il creato.