Sentire la vita e la speranza nel cammino con i popoli indigeni.
Mi chiamo Mercedes Solis, di professione sono avvocato e storica e da due anni lavoro come segretaria esecutiva della Rete di Solidarietà e Apostolato Indigeno (RSAI) della Conferenza dei Provinciali dei Gesuiti dell'America Latina e dei Caraibi (CPAL). Anche se il mio contatto con la Compagnia di Gesù risale a poco più di 18 anni fa, quando ho iniziato come volontaria nel Centro Loyola Ayacucho, attraverso l'accompagnamento psicosociale delle donne indigene vittime e sopravvissute alla violenza politica che ha afflitto Ayacucho, in Perù, tra il 1980 e il 2000. Anni che chiamo la mia palla di cannone, perché mi hanno permesso di riconoscere tra tanti volti e storie difficili il Signore che ci invita a seguirlo.
Nella RSAI ho l'opportunità di condividere con compagni gesuiti, uomini e donne laici, appartenenti e/o inseriti in diversi popoli nativi dell'America Latina; che attraverso l'esperienza territoriale condivisa nella Rete mi permettono di sentire da vicino i diversi problemi e le violenze che questi popoli subiscono come l'estrattivismo, la narcocultura, l'espropriazione delle loro terre, tra gli altri. Una violenza così forte la cui prima reazione ci porterebbe a essere disillusi quando osserviamo il male e il dolore prodotti dai modelli predatori. Tuttavia, e dal punto di vista dell'osservazione del Signore che ci invita a seguirlo, rappresenta anche l'opportunità di metterci al servizio di queste popolazioni per permetterci di accogliere e rendere visibili queste ingiustizie e di alzare la voce di fronte a queste profonde ferite che oggi rompono l'armonia e le loro dinamiche interne. Questo per impegnarci a rispettare e valorizzare la diversità delle culture, delle lingue, delle tradizioni e delle spiritualità di questi popoli in armonia con la cura della nostra casa comune.
Sono figlia di genitori quechua, ma sono stata educata e cresciuta negli altipiani urbani del Perù. A causa di questo processo, sono consapevole di una chiara disconnessione con la cosmovisione andina. Tuttavia, in questo viaggio con le donne dei diversi popoli accompagnate dalla RSAI, sto sentendo e lavorando su una necessaria riconnessione con le presenze e le saggezze dei nostri antenati; come primo passo verso la guarigione personale e come forza per la rivendicazione della nostra identità indigena. È profondamente stimolante e una grande esperienza di apprendimento rendere visibile il ruolo svolto dalle donne dei vari popoli che affrontano questi modelli predatori attraverso la resistenza quotidiana, che va dalla cura, al contatto con la spiritualità della terra, all'organizzazione comunitaria, tra le altre cose.
La strada è lunga, ma lo spirito ci chiama ad ascoltare di più e ad imparare dal modo di vivere dei nostri popoli, dalla loro forza, dai loro valori, e a capire che non possiamo continuare a divorare avidamente le risorse naturali. Ci chiede di mettere in luce la loro saggezza per contribuire a trovare soluzioni globali alle immense sfide che dobbiamo affrontare come umanità oggi. Papa Francesco ci ricorda che ignorare i popoli indigeni nella salvaguardia della Madre Terra è un grave errore. Invece, valorizzare il loro patrimonio culturale e le loro tecniche ancestrali ci aiuterà a intraprendere percorsi per una migliore gestione ambientale e per la cura della terra.
In questa esperienza ho imparato che è fondamentale ascoltare i messaggi di saggezza dei popoli, della spiritualità della terra, delle donne come tenera resistenza; per continuare a lottare per proclamare l'armonia del buon vivere, sentendo la vita che ci avvicina e ci protegge.





