Ogni ginocchio si pieghi … e ogni lingua proclami (Fil 2,10-11)
I discorsi di Martin Luther King hanno dato voce all’anelito di un popolo per la libertà da un’intricata storia di oppressione negli Stati Uniti. Il martirio dei poveri e dei loro leader ecclesiastici in America Latina ha aiutato ad abbattere strutture che facevano sì che i ricchi rimanessero tali e i poveri restassero poveri. La scelta della Germania di riconciliarsi con la propria storia e quindi con i propri vicini ha dato il via a un processo di riconciliazione così importante da essere ora guardato con rispetto come sarebbe stato impensabile negli anni ’50. Il processo di Verità e Riconciliazione di Nelson Mandela ha posto almeno temporaneamente fine a una violenza razziale strutturata, aprendo la possibilità di un Sudafrica armonioso. Si tratta di momenti storici, sociali e profondamente spirituali non solo per coloro che vi sono stati coinvolti, bensì per il mondo nella sua accezione più ampia. La maidan in Ucraina è stata uno di questi momenti: i desideri dell’anima di una nazione si sono appalesati in maniera cristallina. Le forze del bene e del male sono uscite dall’ombra, la scelta era tra la vita e la morte, e le opzioni erano la speranza della dignità contro l’afflizione della violenza.
La qualità spirituale del periodo della maidan non è andata persa. Non soltanto la Chiesa era attivamente presente, ma gli intellettuali citavano le Scritture per spiegare gli eventi drammatici via via che questi si presentavano. I maggiori programmi di informazione intervistavano i leader ecclesiastici per parlare di peccato, castigo e perdono. I gesuiti nella maidan ascoltavano confessioni e storie di conversione che promanavano da un nuovo sentimento in cui Dio era presente nella lotta.
Per noi gesuiti, il lungo processo della maidan, iniziato con l’Avvento e prolungatosi oltre la Pasqua, è stato come rivivere il mistero pasquale in tempo reale. Abbiamo continuato a predicare, insegnare, organizzare ritiri, lavorare con i giovani e i rifugiati. I ritiri sono diventati momenti straordinari di riflessione sul potere del Vangelo di vincere sul male che si manifestava in sequestri, torture e nell’uccisione gratuita di innocenti. Nonostante le violenze, la gente non ha abbandonato l’impegno travolgente in favore di un processo pacifico volto a istituire una giustizia trasparente. Ricordo le riflessioni profetiche di un noto storico in occasione della ricorrenza del massacro degli innocenti (Mt 2,16). Era evidente che le linee di battaglia si stavano disponendo in modo tale che non ci sarebbe stata fine senza la morte degli innocenti. Il rifiuto della maidandi imbracciare le armi per difendersi rievocava il silenzio di Gesù davanti a Pilato e la sua accettazione di una sentenza ingiusta. I giovani che si accomiatavano dai genitori per andare a Kiev ben sapendo che non sarebbero tornati era testimonianza di una chiamata che molti hanno accettato in modo straordinariamente pacifico e spesso con manifesta gioia. La loro vita, anche nella morte, esprimeva dignità. Si sapeva che qualcuno avrebbe dovuto prendere su di sé i peccati della nazione per smascherare il male ed esorcizzarlo. Proprio la crocifissione di Cristo si è fatta ispirazione per portare speranza e comprensione a una brutalità altrimenti insensata.
Una crudele ironia è parso il fatto che le forze del presidente avessero scelto dei giorni santi per attaccare, pensando che sarebbe stato più facile catturare i dimostranti. Dopo la fuga, il presidente aveva giurato di tornare vittorioso e vendicato la Domenica di Pasqua, cosa che non ha fatto. Per i credenti, tutto questo periodo è stato come una lunga meditazione sul male e sull’unica risposta cristiana. Abbiamo avuto testimonianze toccanti di giovani che hanno trovato la pace in Dio poco prima di essere uccisi dai cecchini. Come nelle Scritture, l’arma principale del male è stata la paura, e la risposta è stata non averne. È rimasta una certa fiducia che alla fine il bene avrebbe vinto. E così è stato.
Si sta profilando un’altra battaglia non del tutto inaspettata. Potrebbe sorprendere qualcuno, ma nel pensiero di molti potenti l’Unione Sovietica non è ancora morta. Gli ucraini sentono che non ci sarà pace finché questo sogno non morirà. Ancora una volta, è una lotta tra la luce e l’oscurità, tra le forze del potere e del controllo e la dignità umana, tra le forze della menzogna e della manipolazione e il desiderio trasparente di verità e riconciliazione, mentre si va profilando anche la fine di questa seconda battaglia.
Per i gesuiti, come per molti altri, questo è stato un tempo di testimonianza in cui si è potuto dare prova del potere che il mistero pasquale ha di ricreare un mondo che solo il peccato può distruggere.