Testimonianza

L’Apostolato sociale per me è casa

Br. Paul Chon Chu-hui SJ Br. Paul Chon Chu-hui SJ

Mi sono laureato nel 1988, anno delle Olimpiadi di Seul, e sono subito entrato nella Compagnia di Gesù. All'inizio del secondo anno di noviziato, insieme agli altri novizi ho svolto la diciannovesima annotazione "gli esercizi spirituali nella vita quotidiana". Un giorno, mentre passeggiavo per riflettere dopo la preghiera nella cappella, all’improvviso ho avuto una visione:

ho visto di schiena un mendicante vagabondo di mezza età vestito di stracci, che a un tratto si è voltato e mi ha guardato con un'espressione carica di empatia, senza dire una parola. Ho capito subito che si trattava di Gesù, e nel mio cuore ho avvertito il desiderio di seguire quel mendicante che procedeva davanti a me. Ben presto la visione si è dissolta, e ho proseguito nel mio cammino, colmo del desiderio di seguire Cristo povero, per giungere infine a una duplice decisione che ha segnato la mia vita. Innanzitutto ho deciso che per seguire Gesù povero avrei cambiato la mia vocazione facendomi fratello e non sacerdote; in secondo luogo ho voluto che il mio apostolato fosse un apostolato sociale.

Ciò non toglie che, una volta presi i voti come fratello, anziché essere destinato alla formazione per l'apostolato sociale sono stato subito scelto per un apostolato diverso (a quel tempo eravamo soltanto due fratelli gesuiti in Corea). Come fratello, i gesuiti non mi hanno affidato l'apostolato in cui avrei desiderato esprimermi. A parte i brevi anni in cui mi è stato permesso di dedicarmi allo studio della sociologia, negli ultimi vent’anni mi sono state affidate funzioni amministrative presso la Sogang University della Compagnia. Ciò nonostante, alcuni aspetti della mia vita sono rimasti legati all'apostolato sociale.

Innanzitutto, dentro di me non riesco a prescindere dall'apostolato sociale, nel senso che personalmente mi sono identificato come un gesuita vocato a quella dimensione del reale. Per fare un esempio, attualmente lavoro presso l'amministrazione della curia dei gesuiti, però mi considero inviato in missione dall'apostolato sociale. Credo che una volta terminato il mio incarico attuale, ritornerò all'apostolato sociale. Per molti anni, sebbene non lavorassi nell'apostolato sociale, ero tuttavia membro del suo comitato. In secondo luogo, per quanto mi è stato possibile, ho sempre vissuto nella Hanmom Community, che in sostanza è una comunitàdi apostolato sociale. Grazie a questo fatto ho avuto la gioia di vivere fianco a fianco con rispettabili veterani di questo tipo di apostolato, come p. Jung Il-woo e p. Park Mun-su, della cui ricca spiritualità ho potuto godere. In effetti ho imparato molto da questa esperienza. Ho imparato che l'ospitalità e la condivisione dei pasti sono caratteristiche dei poveri. E la capacità di provare empatia, vale a dire di compenetrarsi nella sofferenza del prossimo, è diventata una costante della mia vita, elemento importante dell'apostolato sociale, proprio ciò che Gesù povero provava nella mia visione.

Ora la Compagnia di Gesù mi consente di operare nell'apostolato sociale. E io ne sono al contempo timoroso e felice. Non ho ancora vissuto quest'esperienza in prima linea, quindi non l’ho sperimentata nella sua dimensione più vera. Al momento ricopro l'incarico di economo, ma sono anche attivo nell'apostolato sociale; il che appaga un mio antico e vivo desiderio, procurandomi grande gioia. Davvero l'apostolato sociale è per me casa. Lo paragonerei alla parabola del capitolo 15 del Vangelo di Luca, dove si racconta del ritorno del figliol prodigo. Ecco, allo stesso modo l'apostolato sociale è per me la casa del Padre e la mia casa. È il luogo cui sento di appartenere, la piattaforma di ogni mia attività.

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Pubblicato da SJES ROME - Coordinatore delle comunicazioni in SJES-ROME
SJES ROME
Il SJES è un'istituzione gesuita che aiuta la Compagnia di Gesù a sviluppare la missione apostolica, attraverso la sua dimensione di promozione della giustizia e della riconciliazione con il creato.