In cammino insieme ai rifugiati
Lavorare con i rifugiati mi ha rimesso in contatto con un’esperienza personale di perdita. Quand’ero bambino, la mia famiglia aveva una fattoria nella regione del Saguenay (nel Québec orientale) che abbiamo dovuto lasciare per trasferirci in città.
I rifugiati con cui lavoro oggi hanno lasciato il loro paese a causa di carestie, torture, persecuzioni, e alcuni perché impegnati in favore della giustizia e della pace.
Le perdite subìte da
questa famiglie sono gravi. I lutti sono tanti e diversi: la perdita di un
fratello, una sorella, un padre o una madre, di amici, vicini...
Penso in particolar modo a quella donna picchiata nei campi rifugiati che, mese dopo mese, aspetta l’arrivo in Québec della nipote e del suo bambino. Penso a quell’uomo che da otto anni attende il fratello a causa di una burocrazia cui si dà la precedenza rispetto all’umanità. E gli esempi sarebbero tanti.
Il lutto di migranti e rifugiati si allarga alle loro abitazioni, alle attività commerciali o lavorative in genere: distacchi brutali dal proprio ambiente, dalla propria cultura, da alcuni valori... Né si può dimenticare il fatto che queste presone si trovano a dover affrontare l’impatto di sevizie fisiche, persecuzioni, incertezze che si materializzano in tante forme diverse: l’impressione di essere fuori dalla società, la difficoltà di trovare un lavoro. Tutto ricorda situazioni dolorose vissute nel paese di origine.
La forza della Buona Novella risiede nel fatto che ci è possibile rileggerla a partire dai momenti del nostro vissuto personale e trovarvi il tocco di Dio nelle nostre esistenze, in ciò che siamo. A contatto con i rifugiati, scopro la profondità della loro esperienza. E, nonostante siano quasi tutti di fede diversa della mia, scopro ciò che Dio fa e realizza in loro.
In passato, non riuscivo a verbalizzare alcuni aspetti della vita. Stando a contatto con gli immigrati e i rifugiati riesco invece a farlo meglio, a scoprire una parte di me stesso che mi viene così restituita. Allo stesso modo, una società che accetta al proprio interno nuove persone in arrivo crescerà in saggezza e in grazia se è in grado di accogliere i loro valori e le loro ricchezze. L’accoglienza va in tutte e due le direzioni. In un clima di fiducia reciproca, la società di accoglienza muta, così come i nuovi venuti che desiderano farne parte e viverci. Accogliersi a vicenda vuol dire costruire il futuro.