Reflection

Lottando per costruire una governance globale attraverso il documento della COP, Per un’ equità che mira alla perdita e al danno

Abstract

Il 20 novembre, l'ultimo giorno della COP27, i delegati si sono riuniti per definire la conclusione della COP27, che si è ufficialmente chiusa dopo due settimane di negoziati con l'adozione del Piano di attuazione di Sharm el-Sheikh, che prevede un sistema di finanziamento per i Paesi vulnerabili per le perdite e i danni. Si è trattato di un processo guidato dalla dedizione e dall'integrità del Presidente della COP27, Sameh Shoukry, nel quale le testimonianze conclusive dei Paesi e delle organizzazioni non governative hanno trovato spazio, soprattutto per quanto riguarda i diritti umani.

È possibile accedere alle versioni integrali degli atti decisionali della COP27, tra cui il documento sulle disposizioni finanziarie per rispondere alle perdite e ai danni associati agli effetti negativi dei cambiamenti climatici, ponendo particolare attenzione alla gestione delle perdite e dei danni.

Dal momento che ci sono fondi destinati alle perdite e ai danni da distribuire, è necessario un controllo a livello nazionale affinché questi fondi non vengano dilapidati in iniziative di interesse personale o compromessi dalla corruzione, e raggiungano davvero la loro destinazione, che è quella di salvare le popolazioni dalle catastrofi. Per la complessità di questi documenti è necessario che i Paesi più poveri siano rappresentati per discutere e riscrivere le proposte con successo.

È un traguardo raggiunto dopo 30 anni, dal momento in cui i Paesi sviluppati hanno riconosciuto la loro responsabilità nella Dichiarazione di Rio sull'ambiente e lo sviluppo durante il Vertice della Terra del 1992, e hanno concordato che i modi e i mezzi per fornire nuove e ulteriori risorse finanziarie e meccanismi di finanziamento in particolare per i Paesi in via di sviluppo dovevano essere identificati, considerati e quantificati.

Consola anche il fatto che si siano sentite voci sincere che hanno riconosciuto le difficoltà dei negoziati, in quanto ci sono state parti (non nominate) che si sono opposte ai necessari interventi, mentre altri si sono battuti con forza e integrità. Un aspetto, questo, positivo che può essere colto e condiviso con altri per intraprendere un'azione e cercare modi per sostenerla a livello locale.

Non mancano tuttavia ombre che incombono sui “successi ottenuti”, come ad esempio:

- La mancata creazione di un sistema di finanziamento per gli interventi.

- Il mancato impegno a eliminare gradualmente i combustibili fossili (carbone, petrolio, gas) nonostante il sostegno di 80 Paesi.

- La rimozione di alcune clausole che riconoscono i diritti umani nell'articolo 6.

- La presenza di oltre 600 esponenti dei combustibili fossili, contro l'intera società globale, i giovani e i bambini.

- L’indebolimento dei termini "equità" e "responsabilità comune ma differenziata" (CBDR).

- Il mancato rispetto, nel Climate Deal (documento finale), dell'avvertimento dell'IPCC secondo cui la produzione di carbonio deve arrivare al suo livello massimo nel 2025 se si vuole mantenere l'impegno di 1,5°C, data la mancanza di consenso.

Il semplice e il complesso durante la Conferenza delle Parti a Sharm el-Sheikh

In ogni livello della COP c'è il semplice e il complesso. Per quanto riguarda la parte semplice, esistono diverse citazioni che descrivono la COP27.

Il mondo viaggia sull' "autostrada che porta all'inferno climatico" del Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres; una dichiarazione sincera a cui non hanno fatto seguito le azioni. Ci sono stati alcuni momenti positivi, e altri che sono svaniti. Il Presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha detto che il Brasile ha fatto ritorno cercando di salvare l'Amazzonia, mentre l'Australia ha balbettato una generale riduzione degli impegni. Al Venezuela, uno dei peggiori trasgressori del clima, a cui è stato riservato il podio d’onore, è stato descritto alla stregua di un gesto simile a quello in cui si chiede a "un piromane di spegnere un incendio". Sono gravi atteggiamenti di messinscena politica che compromettono ulteriormente le promesse vaghe fatte in mancanza di integrità.

Gli ultimi giorni della COP 27 mostravano ancora "energia", una buona cooperazione umana, impegno e lotta per un ragionamento basato sulla collaborazione per l'azione. Guterres è circondato da una schiera di persone che credono fermamente nella sua resistenza alla missione; laddove si può trovare un solo uomo o una sola donna validi, ce ne sono decine e centinaia che semplicemente lavorano per il bene comune.

Malgrado i risultati deboli, ha prevalso l'integrità, sostenuta in particolare da Sameh Shoukry. Non sono mancate le voci fuori dalle righe, come quella di Satyendra Prasad, ambasciatore delle Figi e rappresentante permanente presso le Nazioni Unite, che ha affermato che l'eliminazione progressiva di tutti i combustibili fossili non ci farà rimanere al di sotto di 1,5°C.

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