Reflection

COP28: sorprese, nuove sfide e speranza

Abstract

Il cambiamento climatico, come le guerre politico-culturali, è entrato a far parte dell'elenco delle notizie quotidiane insieme alle elezioni in tutto il mondo, ai consumi e alle crisi economiche e finanziarie che minacciano perennemente la stabilità globale. Le persone, in quanto individui, sono in grado di fare ben poco per risolvere questi problemi, ma devono affrontare il martellamento quotidiano dei media e la conseguente polemica, permettendo in questo modo di non intervenire a coloro che occupano posizioni di responsabilità. Le crisi, in qualche forma o contesto, colpiscono tutte le società umane in modo estenuante e stressante, soprattutto i giovani, e si rivelano catastrofiche per coloro che vengono colpiti dall'instabilità dei mezzi di sostentamento, dalla vulnerabilità alimentare, da disastri, inondazioni o migrazioni. Per rispondere a queste crisi è necessaria una forma di collaborazione e di speranza sostenuta nel tempo; un'espressione attiva in cui insieme dobbiamo - in qualche modo - fare la differenza.

Ecojesuit condivide l'appello della Laudato si' affinché la COP28 sia "un evento storico in grado di onorarci e nobilitarci come esseri umani" (LD 59). Gli interventi richiesti sono simili a quelli della maggior parte delle società civili e dei governi del Sud del mondo, ma si muovono troppo lentamente:

1. Impegnarsi a rispettare il Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili, riducendo le emissioni attraverso l'eliminazione graduale dei combustibili fossili e ritenendo responsabili i principali inquinatori.

2. Trasformare la finanza stabilendo flussi finanziari equi per le comunità più vulnerabili al cambiamento climatico.

3. Implementare gli interventi climatici sull'agricoltura e sulla sicurezza alimentare (COP27) sostenendo il ruolo dell'agroecologia e delle soluzioni culturalmente fondate nell'affrontare le vulnerabilità alimentari e idriche.

4. Fornire ogni anno 100 miliardi di dollari di finanziamenti pubblici e privati per il clima da parte dei Paesi sviluppati a sostegno del Sud globale e colmare le lacune per raggiungere l'obiettivo di 4,3 trilioni di dollari entro il 2030 (OCSE e Climate Policy Initiative, 2022).

5. Impegnarsi nella correzione delle lacune in materia di adattamento e mitigazione per mantenere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi del 2015.

Gli argomenti trattati rappresentano dei punti di forza lodevoli, ma nel corso dei sette anni che hanno preceduto la COP28 si sono registrati molti ritardi, riformulazioni, false soluzioni tecnologiche e promesse, che hanno lasciato il mondo lontano dagli impegni della COP21. Non sembra affatto probabile un'azione concreta accompagnata da "ambizioni da record", a prescindere dalle dichiarazioni del Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres. Ma anche gli scienziati avanzano le argomentazioni più forti a favore della mitigazione e del cambiamento del percorso d'azione, dal momento che il pianeta si sta avviando verso un aumento della temperatura di 3°C, cioè oltre il limite. Sono tre i punti che evidenziano la direzione che stiamo prendendo:

· In base agli accordi esistenti, nel 2030 le emissioni globali saranno, nella migliore delle ipotesi, inferiori del 2% rispetto ai livelli del 2019, invece del taglio del 42% necessario per limitare il riscaldamento globale a 1,5 C. (Rapporto UNEP sul divario delle emissioni nel 2023).

· Gli Emirati Arabi Uniti, con la compagnia petrolifera nazionale Abu Dhabi National Oil Company (ADNOC), il cui amministratore delegato Sultan Ahmed Al Jaber presiederà la Cop28, dispongono dei peggiori piani petroliferi al mondo in termini di emissioni climatiche.

· Il Trattato sulla Carta dell'Energia agisce attraverso tribunali segreti in cui le aziende possono citare in giudizio i governi per politiche che ridurrebbero i loro profitti futuri.

Con discrezione, come prima della COP21, Papa Francesco prova a spiegare a tutta l'umanità l'urgenza di agire e l'ipocrisia. Conviene leggere la Laudato si' per capire come la fede si rivolga alla società in merito alla preoccupazione per l'umanità, evidenziando alcune semplici verità in un mondo complesso. Alla COP28 dobbiamo cercare azioni nuove, chiare e fondamentali all'insegna dell'integrità. È opportuno ascoltare con umiltà il Consiglio degli Anziani Musulmani, prendendo parte e condividendo gli eventi del Faith Pavilion che sarà inaugurato dal Consiglio e da Papa Francesco. Il Forum della Fede, su cui si è lavorato per molti anni, sta giungendo a compimento e si prevede che continuerà in occasione di ogni COP. In quanto piattaforma morale, invita a una maggiore responsabilità e urgenza.

Nel corso degli ultimi 28 anni, la società civile impegnata nel processo della COP per far ascoltare il grido delle minoranze si è rivelata inefficace, soprattutto nei casi in cui il coinvolgimento delle organizzazioni della società ospitante e dei rappresentanti nazionali non è stato permesso. In molti parlano di una "COP alternativa" che si affianchi al normale iter, ma gli sforzi non hanno avuto successo. Il Faith Pavilion rappresenta ora una possibilità.

È una sorpresa: una COP apparentemente senza speranza ha aperto a nuovi processi di scienza e fede.

La rinnovata sfida e la conversione a cui siamo chiamati nella società civile consiste nel capire come ascoltare, trovare l'obiettivo comune nella missione ed essere in pace tra i preparativi e l'infinito fact-checking. In alcuni momenti è necessario ritrovarsi come pellegrini, condividendo il viaggio delle generazioni che erediteranno la responsabilità del cambiamento e lavorando intensamente per una collaborazione significativa. La questione non riguarda chi sarà il leader, ma piuttosto ascoltare e imparare a creare una rete di proposte sociali per il cambiamento.

È un'azione che comporta numerose discussioni e l'allineamento della difesa e degli impegni delle reti gesuite. Il Migration Network si occupa di alcuni tra i disastri climatici e i conflitti di Ecojesuit, Justice in Mining copre le principali aree di ingiustizia climatica, Right to Education for all sostiene una risposta di base e lo Xavier Network lavora per la missione e lo sviluppo. Condividono tutti la stessa vita e la stessa storia delle persone. Per questi networks preparare la COP31 in Australia (la COP decisiva a livello governativo) rappresenta ora una sfida all'insegna della collaborazione strategica e della condivisione dell'azione che va dal livello locale a quello nazionale e da quello nazionale a quello regionale.

Le stesse domande si pongono per le università dei gesuiti e per i loro 800.000 studenti in tutto il mondo. In che modo gli studenti possono comprendere le relazioni tra guerre, economie, società, clima e ambiente? In che modo questi aspetti influenzano le loro vite? Qual è il loro contributo e che preparazione vogliono ricevere nel momento in cui dovranno confrontarsi con questo mondo? Come può essere intrapresa questa preparazione in una determinata università e tra istituzioni che hanno una visione globale? Il Global Citizenship Curriculum Project dell'Associazione Internazionale delle Università dei Gesuiti (IAJU) presenta un meraviglioso modulo di corso e gruppi come la Environmental and Economic Justice Task Force che può contribuire. Dobbiamo fare di più nel campo dell'educazione per permettere a questa generazione di sentirsi autorizzata ad agire in favore della COP. Lavorare con maggiore intensità insieme aiuta anche a formare una riflessione più integrale, necessaria in queste intense lotte per capire cosa dobbiamo essere nella nostra missione.

Mettere in rete le istituzioni e incoraggiare gli studenti a impegnarsi in un confronto internazionale sulle crisi rappresenta una sfida che ci prepara, nel cuore e nella mente, a coinvolgere un numero molto più ampio di persone che cercano di cambiare e risolvere i conflitti.

Tornando a un'atmosfera di ascolto e dialogo reciproco, è necessario rivedere la storia e imparare dalle sue lezioni. Dobbiamo ascoltare i giovani di oggi e cercare insieme a loro i modi per contenere le tensioni del presente e non lasciarci consumare. È necessario riconoscere più facilmente le connessioni e non limitarsi a scegliere una questione piuttosto che un'altra. Occorre comprendere il complesso di vite spezzate e capire come sostenersi l'un l'altro, riconoscendo sempre l'interconnessione.

Dopo gli attentati dell'11 settembre, quando la religione è stata associata al terrorismo, sono occorsi alcuni anni prima che le voci delle Nazioni Unite si facessero sentire per dire che la questione stava andando nella direzione sbagliata e che il maggiore impatto sulla comunità è dato dalle azioni ordinarie basate sulla fede. La distruzione di Gaza non significa semplicemente dare la colpa e schierarsi, senza tenere conto che la regione è infiammabile e complessa. Ci sono 45 conflitti armati non internazionali (NIAC) in tutto il Medio Oriente e il Nord Africa; milioni di persone - fondamentalmente dimenticate - stanno già soffrendo.

La situazione locale mi ricorda che non possiamo mai semplicemente riportare le cose com'erano. Per quanto riguarda le Filippine, due di queste NIAC sono state dimenticate e lasciano una profonda tristezza tra le persone la cui vita quotidiana è tuttora una lotta. È il caso delle comunità musulmane che hanno perso la loro unica città a Marawi o delle popolazioni indigene che, nella loro povertà e nel loro paesaggio, subiscono una guerra che non è la loro. Questi contesti di paura, sfiducia, manipolazione e corruzione danneggiano fortemente l'integrità umana primaria, le comunità locali e una vita sostenibile e piena di speranza per i giovani di oggi. È necessario cercare ulteriori processi di riconciliazione; il mondo è troppo interconnesso e vulnerabile per rischiare un conflitto prolungato.

Perché c'è speranza? Non deriva semplicemente dalle cose che facciamo, ma da ciò che siamo chiamati a essere per gli altri.

La speranza può derivare da come la pioggia cade dolcemente o da come il sole sorge nel momento in cui il nostro spirito più profondo comincia a calmarsi e la vita è apprezzata prima ancora di poter dare un nome alla sensazione. La spiritualità è la sensazione dell'anima protesa verso l'esterno, una sensazione personale di vita benedetta, con tutte le sue prove. Con la fede ci sentiamo portati a fare qualcosa in risposta al senso più grande dello Spirito che, se riconosciuto, entra nella nostra vita. La fede è comunità, è essere chiamati ad agire grazie agli altri. In che modo la fede oggi si manifesta nelle nostre rispettive società? Così facendo, non possiamo dire quale sia il nostro effetto. Forse la COP può essere un'occasione di profondo ascolto, dove possono emergere nuove esperienze nell'ambito del petrolio, della guerra, del consumismo e del degrado della terra e dell'acqua. Parte del fascino della leadership di Papa Francesco è rappresentato da ciò che egli è diventato per gli altri e da come la sua presenza invita gli altri a sentirsi in grado di agire.

Pertanto, la sorpresa è che mentre posso essere esausto di tutti i negoziati necessari ma fortemente inefficaci della COP nel corso degli anni, con la tristezza e la paura di tornare ad un ulteriore conflitto a livello locale e globale, vengo nuovamente sfidato ad analizzare insieme ad altri ciò che potrebbe essere possibile per costruire un mondo migliore, mattone per mattone, comunità per comunità. E non devo avere per forza le risposte o la certezza dell'impegno, ma piuttosto la determinazione ad andare avanti con speranza. Come ha detto Papa Francesco a proposito dei recenti conflitti, possiamo stare solo da una parte,"dalla parte della pace", il che riguarda la cura della nostra casa comune. Tocca a noi agire per il bene di tutti in ogni singolo dettaglio del mosaico della vita.

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Pubblicato da SJES ROME - Coordinatore delle comunicazioni in SJES-ROME
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