Nel Mondo – Dichiarazione pubblica sulla COP26 da parte del Gruppo di Ecologia Integrale della Rete dei Centri Sociali della CPAL
Il Gruppo di Ecologia Integrale della Rete dei Centri Sociali della Conferenza dei Gesuiti dell'America Latina e dei Caraibi o CPAL (Grupo de Ecología Integral de la Red de Centros Sociales-Conferencia de Provinciales en América Latina y Caribe) ha denunciato pubblicamente il pesante processo di esclusione e di invisibilità promosso dagli organismi ufficiali della Conferenza delle Parti sul Clima (COP26), rispetto alla voce dei movimenti sociali e delle comunità tradizionali in America Latina e nei Caraibi.
Il gruppo di Ecologia Integrale è composto dall'Observatorio Nacional de Justicia Socioambiental Luciano Mendes de Almeida (OLMA-Brasile), Servicio Amazónico de Acción, Reflexión y Educación Socioambiental (SARES-Brasile), Centro de Derechos Humanos Miguel Agustín Pro Juárez (Centro Prodh-Mexico), Equipo de Reflexión, Investigación y Comunicación (ERIC-Honduras), Centro de Reflexión y Acción Social Padre Juan Montalvo (Centro Montalvo-Repubblica Dominicana), e Red de Centros Sociales Jesuitas del Perù (SEPSI-Perù).
Questo gruppo di centri sociali, durante gli ultimi otto mesi, ha seguito, monitorato e cercato di partecipare alle attività ufficiali regionali e globali della COP26, oltre a promuovere un dialogo e un'analisi costante con le comunità tradizionali e i movimenti sociali che sono coinvolti e colpiti dalle questioni socio-ambientali.
Di fronte a ciò, ci rendiamo conto che queste comunità e movimenti sociali non sono adeguatamente ascoltati, nonostante il loro ruolo di custodi dei diritti territoriali e che preservano la maggior parte della biodiversità unendo innovazioni sociali e tecnologie con conoscenze secolari malgrado si trovino in alcuni dei territori più colpiti dal cambiamento climatico.
Malgrado l'insistenza e l'uso di numerose strategie di dialogo, durante tutto il processo di preparazione della COP26, sia i governi nazionali che le organizzazioni responsabili della COP26 si sono rifiutati di ascoltare ciò che questi popoli e organizzazioni avevano da dire sull'attuale crisi globale che stiamo vivendo.
La ragione di questo silenzio è dovuta in parte al fatto che abbiamo sempre più denunciato le false risposte fornite da questi soggetti in relazione alle politiche climatiche emesse negli ultimi 25 anni dalla conferenza sul clima. È evidente che questo spazio è diventato un grande tavolo di negoziazione economica che serve solo gli interessi di coloro che già beneficiano della crisi attuale, allargando il divario delle disuguaglianze socio-ambientali nel nostro continente. Nelle loro decisioni non riflettono in alcun modo le reali aspirazioni dei popoli e delle organizzazioni che vivono nei territori più colpiti e continuano a praticare la commercializzazione della natura e la banalizzazione della vita umana nei suoi principi e diritti più elementari.
Per questo motivo, ci uniamo alla Dichiarazione della Settimana della Giustizia Climatica dell'America Latina e dei Caraibi (Declaración de la Semana por la Justicia Climática de América Latina y el Caribe) per denunciare le false risposte date da questi governi e da queste grandi corporazioni sulla "Smart Agriculture", l'importanza e la sicurezza dei grandi progetti minerari e l'efficacia delle pratiche di riforestazione con specie di origine esogena per equilibrare la deforestazione globale.
Alla luce di queste prove e sostenuti dalla prospettiva dell'Ecologia Integrale data nell'Enciclica Laudato Si', ribadiamo:
che il programma di giustizia climatica deve essere orientato verso un cambiamento sistematico e radicale dell'attuale sistema di produzione e consumo;
Che è necessaria l'attuazione immediata dell'Accordo di Escazu (Acuerdo de Escazú) da parte di tutti i paesi del nostro continente, essendo una politica pubblica a difesa dei difensori dei territori e della natura;
Che la natura deve essere soggetta ai diritti così come gli esseri umani; e
Che le voci di coloro che rappresentano le comunità e i popoli tradizionali che hanno abitato e conservato questi territori per secoli vengano ascoltate ed innalzate come protagoniste di soluzioni reali e, pertanto, esigiamo che le loro proposte per una vita buona vengano prese in considerazione dai governi e dalle imprese.
"La costituzione di un quadro giuridico che possa stabilire confini chiari e garantire la protezione degli ecosistemi è diventata indispensabile, altrimenti le nuove strutture di potere basate sul paradigma tecno-economico possono sopraffare non solo la nostra politica ma anche la libertà e la giustizia." (Laudato Si' 53)
2 novembre 2021
GH Ecología Integral - RCS/CPAL
Fonte: CPAL





