Gestire il potere, sviluppare il futuro delle donne
Abstract
La Giornata Internazionale della Donna è una celebrazione annuale per riconoscere le conquiste sociali, politiche, economiche e culturali delle donne. È una iniziativa internazionale che affronta molti temi che riguardano le donne in tutto il mondo. La celebrazione di quest'anno, l'8 marzo 2022, ha come tema " La parità di genere oggi per un domani sostenibile". È un tema che racchiude molta speranza e ottimismo verso un mondo giusto e solidale con tutti i generi. Ad ogni modo, se consideriamo i problemi legati alla disuguaglianza di genere a livello mondiale, potremmo chiederci: è raggiungibile questo obiettivo?
La Giornata Internazionale della Donna è una celebrazione annuale per riconoscere le conquiste sociali, politiche, economiche e culturali delle donne. È una iniziativa internazionale che affronta molti temi che riguardano le donne in tutto il mondo. La celebrazione di quest'anno, l'8 marzo 2022, ha come tema " La parità di genere oggi per un domani sostenibile". È un tema che racchiude molta speranza e ottimismo verso un mondo giusto e solidale con tutti i generi. Ad ogni modo, se consideriamo i problemi legati alla disuguaglianza di genere a livello mondiale, potremmo chiederci: è raggiungibile questo obiettivo? Secondo il Rapporto Global Gender Gap 2021 rilasciato dal World Economic Forum, la pandemia Covid 19 ha colpito più le donne che gli uomini sotto molti punti di vista. Conseguentemente, il divario si è ingrandito, passando da 99,5 anni (2019) a 135,6 anni. Questo vuol dire in pratica che tutti coloro che vivono in questa vita, compresi i nostri figli e probabilmente i nostri nipoti, non potranno essere testimoni né sperimentare in prima persona il mondo che oggi ci immaginiamo. In che modo possiamo alimentare questa fede? Come possiamo sapere che ciò che decidiamo di fare oggi potrà contribuire a quel futuro?
Per questo articolo, in quanto due giovani donne, entrambe assistenti sociali o volontarie in progetti di apostolato sociale dei gesuiti in Indonesia e nell'Asia del Pacifico, abbiamo cercato di riflettere su queste domande. Ma per arricchire il nostro discernimento, abbiamo anche cercato la competenza di un'assistente sociale esperta che negli ultimi 30 anni è stata coinvolta in Realino - Unità di Servizio Sociale, uno degli apostolati sociali della Provincia indonesiana dei gesuiti.
Si chiama Sulasmi. È entrata a far parte del Realino nel 1986 come volontaria per un programma di borse di studio. Ha partecipato a molte attività, ma soprattutto alle visite a domicilio per selezionare i beneficiari delle borse di studio delle famiglie a basso reddito. " Il conto di quante famiglie ho visitato non lo tengo, ma per lo più ricordo le loro storie", ci ha detto. "Per me, l'incontro diretto con le persone che serviamo è davvero importante. Possiamo capire gli aspetti più profondi del problema quando parliamo con loro e li ascoltiamo, quando vediamo come vivono e come interagiscono. Solo così si può sapere se la nostra soluzione (borsa di studio) è adatta a loro. Non potrai "impararla" se è basata unicamente sulle carte dei rapporti".
Oggi Sulasmi, che ha 64 anni, è in carica come coordinatore dell'amministrazione a Realino. Quando le abbiamo chiesto la descrizione del suo ruolo, ci ha detto che è responsabile della gestione della cucina comune, dell'amministrazione delle borse di studio, delle iniziative di aiuto diretto, della comunicazione con le scuole dove studiano i borsisti e di tutto ciò che riguarda il rilascio dei permessi con il servizio sociale, le autorità governative e gli altri interessati. Gli incarichi amministrativi sono per lo più considerati "aridi" e noiosi. Da più parti si pensa che sia un "ruolo da donna" e che sia soggetto a pregiudizi di genere. Per Sulasmi, però, è più importante il modo in cui lo fa, piuttosto che quello che fa. " Nel corso degli anni, quando ci ho riflettuto, non ho pensato molto a come sarebbe stato il risultato. Se posso farlo, allora lo faccio". Secondo noi, sono la sua coerenza e sincerità che hanno creato spazi e capacità di comprensione per esplorare i suoi ruoli al di là delle mura degli stereotipi di genere. A Realino ha conosciuto dei cambiamenti di leadership, con la maggior parte dello staff maschile. La fiducia e il riconoscimento della sua credibilità, però, rimangono.
In Indonesia, diventare un'assistente sociale è di rado una prima scelta di carriera per qualcuno. Tutti sanno che non è un lavoro che rende bene. Per questo eravamo curiosi di sapere cosa ha trattenuto la sua permanenza negli ultimi 3 decenni. "Credo che mi sia sempre stato dato lo spazio, l'opportunità di crescere qui, sia come individuo che dal punto di vista spirituale. La stima e la fiducia che mi è stata concessa per prendere parte a decisioni importanti, specialmente quando riguardava le persone assistite, mi ha dato un senso di realizzazione. E per questo mi sento già 'ricca'", ha detto. Questo ruolo le ha anche permesso di incontrare figure o individui che la ispirano in molti modi. Tra queste c'è la signora Yati, ex direttrice del dormitorio degli studenti. Quando Sulasmi era una volontaria, è stata testimone di come la signora Yati nutriva e si prendeva cura degli studenti come se fossero suoi figli. Anche se ora è in pensione, la signora Yati è ancora in stretto contatto con i suoi ex studenti. Spesso Sulasmi ha sentito le testimonianze dei bambini sulla signora Yati e sul suo ruolo nella loro vita. "Penso che quando mettiamo il nostro cuore in quello che facciamo, questo fa la differenza. È così che si fanno i veri cambiamenti, toccando il cuore delle persone intorno a te. Facendoli sentire amati e preziosi".
Naturalmente ha ammesso che ci sono lati negativi di questi ruoli. Il burnout, gli argomenti contrastanti, la manipolazione da parte dei beneficiari, l'adattamento alle nuove tecnologie e così via. Eppure, per lei, i tentativi di intravedere la parte umana dietro quegli aspetti di complessità indistinta hanno indirizzato la sua azione e la sua decisione. Ultimamente, ci ha detto, ha trovato problemi comuni tra le persone che si propongono per l'assistenza. " Per esempio le vedove che sono state abbandonate dai loro mariti, per motivi economici, per violenza domestica, criminalità e altri motivi. Nonostante quello che è successo a loro, hanno ancora speranza per i loro figli. Si battono per dare un'istruzione migliore. Diverse di loro mi hanno anche detto: non importa se è solo una borsa di studio parziale, riuscirò a pagare il resto. Il che mi fa pensare che se loro non rinunciano per la loro famiglia, allora io dovrei fare di più e continuare ad aiutare chi ha bisogno".
Ritornando quindi alla domanda: Come troviamo il senso del nostro ruolo di assistenti sociali part time, per contribuire a un futuro giusto e paritario, soprattutto per le donne? Probabilmente non ci sarà una risposta decisiva o stabile a questa domanda. Ma da ciò che abbiamo visto, l'unico modo per risolvere il problema è quello di coinvolgere coloro che sono stati maggiormente interessati da questo problema. Per noi, è sempre un arricchimento ascoltare il punto di vista delle donne e il modo con cui ne deriva la soluzione o il risultato. Come sfruttano il loro potere nonostante tutte le limitazioni della loro situazione. E speriamo che sempre più persone, nonostante il loro background di appartenenza, siano disposte a fare questo con tutto il cuore.
A questo proposito dobbiamo sempre riflettere su un aspetto legato al nutrimento. Che è quello di coltivare, piantare e fecondare il seme della speranza, proprio come quello che fece la vedova per i suoi figli, non importa quanto sia difficile il "terreno". E secondo noi è così che si sostiene il domani. Riteniamo che le donne, le nostre future sorelle, beneficeranno del frutto della pianta che noi seminiamo oggi.
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