Amicizia, patriottismo e la scelta cristiana di amare
Abstract
" Se badiamo solo alle nostre nazioni, stiamo rifiutando alcuni degli insegnamenti fondamentali del Vangelo: lo stesso Dio ci ha creati tutti (Colossesi 1:16); tutti abbiamo la stessa dignità che deriva dall'essere fatti a immagine e somiglianza di Dio (Genesi 1:26-27); e l'amore che siamo chiamati ad avere come cristiani è destinato a estendersi oltre i confini nazionali (Luca 10:25-37; Galati 3:28). Non è possibile definire cristiana un'ideologia che riduce l'amore, la responsabilità e l'amicizia alla propria nazione a scapito di altre."
La Giornata mondiale dell'amicizia, dopo essere stata propagandata per decenni dagli attivisti paraguaiani, è stata riconosciuta per la prima volta dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2011, nell'auspicio che la diffusione dell'amicizia tra le varie nazioni e culture del nostro mondo possa portare verso una vera e propria pace.
Ovviamente, il tipo di amicizia che si celebra non è un semplice sentimento allegro nei confronti di un'altra persona che va e viene. La vera amicizia che conduce alla pace richiede lealtà e impegno nell'aiutarsi a vicenda nei momenti di bisogno.Richiede fermezza e capacità di sacrificio. Richiede amore.
Ma non tutti oggi sono entusiasti di tale amicizia quando si tratta di rapporti con altre nazioni. Molti politici favoriscono l'interesse del proprio Paese, escludendo gli altri, chiamando questo comportamento "patriottismo". San Giovanni Paolo II ha messo in guardia da questo atteggiamento, affermando che non si può parlare di vero patriottismo, ma piuttosto di pericoloso nazionalismo:
Il vero patriottismo da sempre non cerca di promuovere il benessere della propria nazione a discapito di altre. Altrimenti, alla fine, si danneggerebbe anche la propria nazione: fare del male danneggia sia l'aggressore che la vittima. Il nazionalismo, in particolare nelle sue forme più estreme, è quindi l'antitesi del vero patriottismo, e oggi dobbiamo fare in modo che il nazionalismo estremo non generi nuove forme di aberrazioni di totalitarismo.
Il vero patriottismo, infatti, considera sempre il benessere delle altre nazioni. Il sogno di San Giovanni Paolo potrebbe sembrare impossibile al mondo d'oggi. Il nostro sistema economico non è forse costruito in gran parte sulla concorrenza, e la concorrenza non comporta spesso scelte a discapito degli altri? La carità non inizia forse a casa? In che modo si può pensare che tutti gli abitanti del mondo siano nostri amici senza perdere il senso della nostra identità nazionale, senza perdere il senso di noi stessi?
Non si tratta di domande sbagliate, tuttavia si basano forse sull'idea che il rapporto tra patriottismo e solidarietà internazionale sia una partita secca. Gli insegnamenti della dottrina sociale cattolica sono di segno opposto: le due cose si arricchiscono a vicenda. In un passo molto importante di Fratelli tutti, Papa Francesco ha scritto che il patriottismo è in realtà un requisito per far fiorire la solidarietà internazionale:
Così come non ci può essere dialogo con gli "altri" senza un senso della propria identità, così non ci può essere apertura tra i popoli se non sulla base dell'amore per la propria terra, il proprio popolo, le proprie radici culturali. Per incontrare veramente l'altro devo partire da basi solide, perché è a partire da queste che potrò accettare quel dono che l'altro porta con sé e offrire a mia volta un dono autentico. Potrò accogliere le persone diverse e apprezzare il loro contributo unico, solo se sono saldamente radicato nella mia gente e nella mia cultura. Ogni persona ama e si prende cura della propria terra e del proprio paese, così come ama e si prende cura della propria casa ed è personalmente responsabile di mantenerla. Analogamente, il bene comune richiede che proteggiamo e amiamo la nostra terra d'origine. Diversamente, le conseguenze di una catastrofe di un paese finiranno per ripercuotersi sull'intero pianeta. Ciò evidenzia il significato positivo del diritto di proprietà: Curo e coltivo qualcosa che possiedo, in modo tale che possa contribuire al bene di tutti.
Questo rapporto tra l'amore per il proprio Paese e la comunità internazionale potrebbe essere un'analogia con ciò che intendiamo oggi quando parliamo di "cura di sé", o di un corretto amore per sé stessi. Quando non ho amore e cura di me stesso - quando non mi nutro in modo adeguato, quando non dormo bene la notte, quando non trovo il tempo per rilassarmi e pregare - non potrò prendermi cura in modo adeguato degli altri. Nello stesso modo, i nostri Paesi non possono prendersi cura degli esseri umani nel mondo se non ci prendiamo cura delle nostre comunità.
Ma, allo stesso tempo, se badiamo solo alle nostre nazioni, stiamo rifiutando alcuni degli insegnamenti fondamentali del Vangelo: lo stesso Dio ci ha creati tutti (Colossesi 1:16); tutti abbiamo la stessa dignità che deriva dall'essere fatti a immagine e somiglianza di Dio (Genesi 1:26-27); e l'amore che siamo chiamati ad avere come cristiani è destinato a estendersi oltre i confini nazionali (Luca 10:25-37; Galati 3:28). Non è possibile definire cristiana un'ideologia che riduce l'amore, la responsabilità e l'amicizia alla propria nazione a scapito di altre.
Nell'amore cristiano non c'è una partita secca; l'amore di Dio si diffonde sempre di più, si estende sempre di più verso l'esterno. Amiamo i nostri Paesi, le nostre culture, le nostre famiglie e poi, proprio come l'amore per la Trinità, lasciamo che il nostro amore si irradi verso gli altri. È questo il vero patriottismo, la vera amicizia e il vero amore cristiano. Probabilmente, se ci tendiamo la mano con amore gli uni verso gli altri, secondo quanto ci chiede Cristo, egli ci darà anche la pace che solo lui può dare (Gv 14,27).
Buona Giornata mondiale dell'amicizia!