Testimonianza

La teologia della sostenibilità sacra

Jojo M. Fung SJ, Malaysia, coordinatore dei Compagni gesuiti nei ministeri con gli indigeni (JCIM) della Conferenza dei gesuiti dell’Asia-Pacifico Jojo M. Fung SJ, Malaysia, coordinatore dei Compagni gesuiti nei ministeri con gli indigeni (JCIM) della Conferenza dei gesuiti dell’Asia-Pacifico

Ho percepito il loro dolore e le loro aspirazioni mentre condividevamo le nostre vicende che riguardavano la nostra crescita nelle nostre rispettive comunità etniche. Eravamo all’incontro dei Compagni gesuiti nei ministeri con gli indigeni (JCIM) svoltosi in settembre presso la casa per ritiri Sette Fontane dei gesuiti a Chiangmai, assieme ad altri 15 collaboratori laici, leader giovanili delle popolazioni indigene (IP) dell’Asia del Pacifico.

I giovani IP soffrono per quello che percepiscono come un tradimento da parte del governo e per l’assenza di integrità morale che riscontrano nei propri leader IP. La concupiscenza di questi ultimi che trova risposta nel capitalismo neoliberista porta a un degrado ambientale della loro madrepatria imputabile all’acquiescenza da parte dello stato di fronte a progetti di sviluppo come enormi dighe, parchi nazionali, attività minerarie, monocolture su vasta scala di prodotti richiesti dal mercato. I giovani IP vogliono apprendere le culture di appartenenza, le proprie lingue, fare propria la saggezza e le conoscenze degli anziani per poter attuare un sistema di vita più sostenibile e che dia una maggiore dignità alle popolazioni indigene di tutto il mondo mentre queste si adattano alla modernità in modi che favoriscano la loro conquista dell’autodeterminazione.

Durante la nostra visita alla comunità dei Lahu Rossi (Lahu Nyi) al villaggio di Pang Dong, nel circondario di Chiangmai, nel pomeriggio del 15 settembre 2010, abbiamo udito storie di resistenza, di repressione in Birmania, il “triangolo d’oro” dove lavoravano come corrieri nel traffico di oppio, della loro attuale emarginazione nella Thailandia del nord. Nulla è riuscito a minare la loro solidità come comunità lahu cristiana.

Il racconto di p. Niphot di come l’Essere Supremo avesse fatto sapere agli sciamani (Tobo in lingua lahu e Hiko in lingua kareni) che serviva un patto, una sorta di patto biblico che fornisse un’alternativa alla logica razionalistico-consumista del capitalismo di mercato, mi aveva riempito di speranza. L’incontro degli sciamani delle cinque tribù all’inizio di quest’anno per pregare nella cappella dell’RTRC (Research Training Religious Cultural Center) aveva fatto vivere a p. Niphot un’indelebile esperienza mistica di speranza nella non dispersione dell’antica saggezza e discernimento propri della civiltà sciamanica indigena.

Se non si considerano sacri il cosmos (universo) e l’anthropos (genera umano), e ogni altra forma di risorse umane e naturali, a motivo degli spiriti che in essi albergano, e li si desacralizza mutandoli in risorse destinate alla mercificazione a fini di profitto, non c’è modo di sostenere la vita sulla terra. È da questo concetto che si sviluppa la teologia asiatica della liberazione fondata sulla sacra sostenibilità che mi fa sperare nel futuro.

Le serata “culturale”, i lahu vecchi e giovani si sono esibiti in danze tribali. Seppur marginalizzati sul piano sociale, economico e politico, il loro spirito non si lascia schiacciare: risorge sempre di nuovo nella danza, nella musica, nell’unione comunitaria; i giovani danzano sulle orme degli anziani, questi comprendono i modi dei giovani. Questa danza che ripete il cerchio della vita infonde nei gesuiti e nei leader giovanili uno spirito di collaborazione e fa sì che il tema e progetto “Intorno al fuoco diamo forma al futuro” si traducano in realtà.

Come gesuita iniziato dal famoso sciamano IP a Sabah, Malaysia orientale, sono rimasto affascinato dalla preghiera rituale che preludeva alla benedizione delle cordicelle bianche recitata da un anziano kareni, il dott. Sunthorn Wongjomporn, alla fine della messa culturale celebrata nelle lingue thai, kareni, lahu e in inglese nella cappella dello Spirito Santo della casa per ritiri Sette Fontane. La preghiera invocava il ritorno degli spiriti – mi sono commosso alle lagrime quando il dottor Suthorh ha annodato le cordicelle al mio polso destro. Come a Pentecoste, lo Spirito di Dio è venuto nella casa e ha indugiato presso di noi.

I giovani IP hanno lanciato un messaggio in 10 punti, con cui chiedevano la fine di ogni forma di violenza contro di loro e invocavano maggiori poteri e accompagnamento da parte del JCIM. Noi del JCIM dobbiamo ora discernere come levarci e rispondere a quelle aspirazioni giovanili. sono rientrato dall’incontro pieno di speranza, il cuore ardente di una fiamma più viva di quando sono arrivato. Sia lodato il Signore!

Jojo M. Fung SJ Arrupe House

18 Jalan Beringin, Taman Rinting 81750 Masai, Johore

Malaysia [email protected]

Per avere maggiori notizie sull’apostolato dei gesuiti presso le popolazioni indigene di tutto il mondo, date un’occhiata all’ultimo numero di Promotio Iustitiae, la rivista del Segretariato per la Giustizia sociale e l’Ecologia suhttp://sjweb.info/sjs/pjnew/index.cfm?LangTop=4

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Direttore: Fernando Franco SJ Redattore: Uta Sievers

Redattore Associato: Suguna Ramanathan

Segretariato per la Giustizia Sociale e l’Ecologia, Borgo S. Spirito 4, 00193 Roma, Italia

+39 06689 77380 (fax)

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Pubblicato da SJES ROME - Coordinatore delle comunicazioni in SJES-ROME
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